Il Tirreno

Quintali di rifiuti rimossi a spese (300mila euro) del proprietario, il marchese Paltrinieri

Bonificata la discarica della Magona

Alessandro De Gregorio
A destra il giorno del sopralluogo e del sequestro, sotto l’area bonificata
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A destra il giorno del sopralluogo e del sequestro, sotto l’area bonificata

Ora si attendono il dissequestro dell'area e la chiusura delle indagini

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 CECINA. Spariti calcinacci, pneumatici e batterie. La discarica della Magona non è più tale. Il marchese Augusto Paltrinieri Malaspina, proprietario dell'area e quindi legalmente responsabile di quel putiferio di rifiuti che vi erano stati accumulati da costruttori di palazzi e scuole (il Polo tecnologico), ha cacciato di tasca propria diversi soldi: si parla di circa trecentomila euro.  Ma è pronto a rivalersi nei confronti di coloro che risulteranno i veri responsabili. L'area è ancora sotto sequestro e l'indagine della magistratura non è chiusa, anche se dovrebbe essere questione di poco. «Chiederemo un incontro con il sindaco e poi il dissequestro dell'area» dice l'avvocato Marco Musotto, il legale della Cecina grandi lavori (Cgl). Ora, tra le persone iscritte nel registro degli indagati c'è anche Maria Grazia Scarpaccini, amministratrice della Cgl nonché moglie del marchese. Ma è un'iscrizione tecnica, come si affretta a sottolineare anche l'avvocato Musotto. E' chiaro che Paltrinieri cercherà di essere rimborsato dai veri responsabili, i costruttori, quelli che materialmente hanno tirato su edifici e ammassato calcinacci come veniva veniva. Tra i primi a finire sotto la lente della procura il costruttore cecinese Giuliano Righini. Il quale però era fallito nel 2001 mentre la discarica sarebbe nata dopo, all'epoca del suo successore: l'architetto Nello Buti di Pontedera, responsabile della lottizzazione, amministratore delegato di alcune società coinvolte nella ristrutturazione dell'ex Magona e nella costruzione di residenze. Controversa la posizione di una quarta persona, titolare di una ditta di subappalto.  L'area, dodicimila metri quadrati di terreno, fu posta sotto sequestro nel maggio 2009, dopo ripetute proteste di chi abitava negli immobili già costruiti là attorno. In quei giorni ci fu un primo controllo dell'Asl e poi uno molto più approfondito eseguito dal nucleo ambiente-edilizia della polizia municipale in collaborazione con i carabinieri di Cecina, del Noe di Grosseto e dell'elinucleo di Pisa. Vigili e carabinieri vi trovarono di tutto: quintali di materiale inerte, bituminoso, terre e rocce da scavo, batterie esauste, pneumatici.  Il proprietario dell'area, il marchese Paltrinieri Malaspina, si sentì beffato due volte: «Sono già in causa con alcune di queste ditte - disse - che mi devono dieci milioni di euro e ora mi tocca ripulire quello che mi hanno lasciato in eredità...». Per la bonifica e lo smaltimento Paltrinieri si è affidato alla Versil edile srl, ditta certificata Arpat. Il lavoro si è concluso proprio in questi giorni.  

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