Toscana
Quasi 4000 fughe dal nostro ospedale che costano 8 milioni
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CECINA. Le cosiddette fughe che avvengono all'interno dell'area vasta - i pazienti che scelgono altri ospedali a noi vicini per curarsi - pesano per 295 euro ad abitante sul bilancio dell'Asl 6. Solo nella nostra zona (bassa Val di Cecina) curare un cittadino fuori dall'azienda sanitaria livornese costa 3560 euro a prestazione, complessivamente 8 milioni l'anno che gravano sui conti di Monterotondo. Un numero molto alto con i 5,7 milioni di Piombino e Val di Cornia, i 2 dell'Elba ed i 18,7 di Livorno. Sono in tutto 16.000 prestazioni l'anno di cui 11mila circa (pari al 70%) confluiscono nell'Aop. In sostanza le fughe all'interno dell'Area Vasta incidono notevolmente (quasi 34 milioni) rispetto alle fughe generali, comprese quelle in altre regioni, il cui costo per la nostra azienda è intorno a 87 milioni. Nella nostra zona sono 3946 le prestazioni che vengono soddisfatte al di fuori dell'Asl livornese (ma sempre all'interno dell'Area Vasta). Di queste 2232, circa il 56% (il numero più alto dopo Livorno che ha il 65%), vengono eseguite da Cisanello e S. Chiara che si dimostrano il polo capace di attrarre maggiormente, a testimonianza della tenuta del centro di eccellenza pisano. Qui si effettuano prestazioni di tipo specialistico con apparecchi che non sono disponibili da noi. Ma non solo, si fanno anche esami ed interventi che si potrebbero eseguire normalmente anche nel nostro ospedale. Secondo le statistiche aziendali, oltre l'80% di tali prestazioni appartiene ad una casistica con complessità di primo e secondo livello (ovvero prestazioni che devono essere erogate nei presidi dell'Asl 6). Oggi quello della riduzione delle fughe è uno dei problemi più importanti che l'azienda sanitaria livornese si trova ad affrontare e per il quale si cercano soluzioni. A Cecina, per esempio, si è deciso di investire sulla riabilitazione ma nonostante ciò nel bilancio preventivo l'Asl ha fissato 3 miliooni di ero di fughe per riabilitazione in altre strutture regionali. Si discute molto, in questi giorni, della riorganizzazione per intensità di cura del nostro ospedale che ha di fatto cancellato i vecchi reparti ed istituito le aree per intensità di cure. Un riassetto che, per ora, ha incontrato più critiche che consensi: dalla questione dell'Utic «riassorbito» in una più generale area di terapia sub intensiva e della riabilitazione cardiologica che secondo alcuni (come l'associazione Amici del Cuore) è stata depotenziata. L'ultimo caso che ha scatenato un mare di polemiche è il declassamento della Ginecologia ed Ostetricia a sezione dell'unità operativa di Livorno. Lo schema è quello della riorganizzazione dei dipartimenti ma a Cecina - sopprattutto dopo che l'Asl aveva bandito una selezione per dirigente del reparto - la mancata nomina di un primario è vissuta come ulteriore colpo ai servizi. L'Asl non interviene nel merito della polemica (lo farà probabilmente durante l'incontro coi sindaci della bassa Val di Cecina) ma fa sapere, in modo non ufficiale, che per i pazienti ed il personale non cambia nulla. A Cecina non la si pensa così e questo provvedimento è letto come un duro colpo ai progetti di consolidamento di un'area materno-infantile che fa registrare da anni numeri importanti (oltre 800 parti l'anno). Partorire a Cecina è diventata un'opzione che viene esercitata non solo da pazienti della stessa Asl ma anche da quelli provenienti da altre aziende. Una bella risposta alle fughe, che continuano - come si vede - ad essere elevate soprattutto per prestazioni di tipo chirurgico (ortopedia, cardiologia) ma anche per una serie di esami che si potrebbero fare a Cecina. E che gravano oltre che sull'Asl 6 rappresentano una bella spesa per le famiglie visto che un ricovero costa circa 2000 euro a paziente per viaggio, ristorazione e albergo.
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