Finanza
Ginecologia declassata, è bufera
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A fianco ecografia ad una donna in gravidanza e, sotto, il direttore generale dell’Asl 6 CalamaiI sindaci della bassa Val di Cecina scrivono alla Calamai: «Non era nei patti»
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CECINA. No, i patti non erano questi. La notizia del declassamento dell'unità operativa di Ginecologia ed Ostetricia del nostro ospedale a sezione dell'unità di Livorno, pubblicata domenica scorsa dal nostro giornale, ha provocato l'unanime reazione di tutti i sindaci dei comuni della Bassa Val di Cecina che hanno inviato una lettera urgente al direttore generale dell'Asl 6 per avere chiarimenti. Per Benedetti, Franchi e gli altri «la mancata nomina del primario che la stessa direzione generale intendeva designare attraverso apposita procedura concorsuale», non può «rientrare nella riorganizzazione dell'ospedale per intensità di cure», peraltro avvallata dagli stessi sindaci e dai sindacati confederali. «Se così non fosse - scrivono i sindaci - ci troveremmo costretti a prendere le distanze dai nuovi indirizzi ritenendo tali disposizioni non condivise né condivisibili. Reputiamo infatti che il presidio ospedaliero cecinese abbia la necessità di veder nominato in tempi brevi il primario del reparto di Ginecologia ed Ostetricia in modo tale da garantire quel livello qualitativo dei servizi che caratterizza tale struttura, dando peraltro seguito ad una precedente delibera aziendale». E concludono chiedendo alla direzione Asl un chiarimento in merito ed un incontro urgente che «permetta di affrontare più nel dettaglio la questione e i suoi sviluppi futuri». A scatenare la reazione preoccupata dei primi cittadini (che pure nela lettera ricordano il potenziamento di alcuni servizi, dalla sub intensiva alla riabilitazione) è la delibera n. 170 del 4 aprile scorso firmata dal direttore generale Monica Calamai, quella in cui si procede al declassamento dell'unità operativa complessa di Osteticia e Ginecologia a struttura semplice aggregata all'unità di Livorno diretta dal dottor Luciano Cianferoni. Una delibera arrivata un po' come un fulmine a ciel sereno perché fino a pochi mesi prima, impegni presi e volontà aziendale, sembravano andare in tutt'altra direzione. Con la determina n. 246 del 7 aprile di un anno fa, infatti, l'Asl aveva indetto una selezione pubblica per il conferimento di un incarico di 5 anni di diregente medico in Ginecologia ed Ostetricia per la direzione dell'omonima unità operativa di Cecina. E più volte, tra gli impegni presi per Cecina, la direzione aveva fatto riferimento alla sostituzione dei primari fuoriusciti per raggiunti limiti di età, o altri motivi. Dal 31 gennaio del 2010 il dottor Carlo Tantini, direttore di Ginecologia ed Osetricia, era andato in pensione e dal 12 febbraio dello stesso anno era stato sostituito, con incarico interinale, dal dottor Maurizio Ballantini, in attesa della conclusione del concorso pubblico. Cosa è cambiato in pochi mesi? L'Asl, nella delibera che sancisce il declassamento della nostra Maternità, parla di «opportunità, a fronte della riorganizzazione complessiva aziendale in atto, al fine di ricercare forme di integrazione tra zone in linea col nuovo assetto dipartimentale recentemente avviato, di procedere alla trasformazione dell'unità di Ostetricia di Cecina aggegandola, nell'ambito del Dipartimento materno-infantile - all'unità di Livorno». Tradotto significa che la riorganizzazione dei dipartimenti comportava un taglio da qualche parte e l'Asl ha pensato di partire dal nuovo primario di Cecina. L'Asl, da noi interpellata, preferisce non rilasciare commenti sulla decisione presa. Ma a Cecina, in ospedale e fuori, la notizia del provvedimento sta provocando reazioni e lamentele associate alla preoccupazione che il nostro punto nascite, - il più «produttivo» dell'Asl 6 (quasi 900 parti in un anno) - possa perdere quel prestigio che negli anni si è guadagnato anche grazie al lavoro del personale: medici, infermieri ed operatori socio-assistenziali. L'azienda è pronta a sostenere che, per i servizi, non cambierà nulla. Ma dopo la beffa dell'epidurale (parto indolore), prima promosso poi cancellato e sperimentato su Livorno, a Cecina si teme un ulteriore ridimensionamento dell'area materno-infantile.
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