Il Tirreno

I due fratelli in fuga sono stati ospitati dal cugino e da connazionali che vivono nella nostra zona

Via da Tunisi sognando la libertà

Rino Bucci
Sotto i fratelli Hamed e Aymen Kedidi, accanto la casa di Naima Soundasni (a destra nella foto)
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Sotto i fratelli Hamed e Aymen Kedidi, accanto la casa di Naima Soundasni (a destra nella foto)

Hamed vuole andare in Francia, Aymen è diretto in Germania

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 CECINA. L'aspirazione è un futuro da muratore tra mestole e calcinacci. Ma se la ruota girasse alla grande allora il sogno sarebbe un impiego in un chiosco, magari in riva al mare. Hamed e Aymen Kedidi, fratelli tunisini di 22 e 26 anni, negli ultimi giorni di mare ne hanno visto abbastanza.  Dalla costa africana sono passati al litorale vadese.  In Bassa val di Cecina abita da diversi anni il cugino Saleh Jolassi, muratore. Così, per uno strano disegno del destino, dopo la fuga dal paese natale che li ha visti separarsi da parenti e amici, Aymen e Ahmed si sono ricongiunti ieri con un pezzo di quella famiglia in terra straniera. Hanno mangiato cibi italiani, si sono incontrati con la comunità tunisina locale e hanno parlato del loro futuro. Si divideranno: al più giovane toccherà la Germania dove vivono altri parenti e la cugina promessa sposa, mentre il più grande pensa di andare in Francia. Al momento però restano a Villa Morazzana insieme ai loro compagni di sventura. Sono stati alloggiati nell'ostello di Monterotondo dopo lo sbarco dalla Superba. Smistati sui bus quando ancora erano nello scafo della nave.  «La loro sorte dipende dai permessi - racconta Naima Soundasni - speriamo che non abbiano problemi con la burocrazia». Naima per i tunisini della zona è una specie di chioccia, un punto di riferimento. Ha 42 anni e vive con il marito italiano a Vada in una villetta a schiera.  Da quasi 25 anni è nel nostro paese, «sempre in Toscana», dice con orgoglio. La sua casa è un viavai di maghrebini: ci sono i nipoti, i cugini e i cugini dei cugini. «Appena posso faccio venire tutti i parenti qui, almeno garantisco loro un futuro. L'ultima è arrivata è una nipote, Noura. L'ho già iscritta a scuola, ma per il momento non parla bene».  Uno dei cugini intonaca un muro, mentre le donne guardano la tv lcd che trasmette le soap opera in arabo. Davanti a quello schermo, martedì sera c'erano anche Ahmed e Aymen. Accolti anche loro, come gli altri.  «Si esprimono in francese, anche se spesso guardavano la tv italiana. Avranno tempo d'imparare. Quando sono arrivati qui erano stanchi morti - ricorda Aima - ci hanno raccontato di un viaggio terribile, una traversata drammatica verso Lampedusa, pensavano di non farcela anche perché il barcone carico zeppo di persone ha avuto diverse avarie al motore. Ho fatto di tutto per farli sentire a loro agio. Hanno voluto anche chiamare a casa per tranquillizzare la famiglia. Purtroppo non hanno ancora il telefono e per farsi sentire si arrangiano come possono».  Naima ha cercato di ricostruire un ambiente familiare per i due profughi «ma il cous-cous non l'ho cucinato - confida sorridendo - lo mangiano da quando sono nati. Da oggi si viaggia a cibo italiano: cotolette alla milanese. Poi un caffè e un giro a Vada. Per loro, tutto è nuovo. Sono già innamorati dell'Italia, ma non penso rimarranno. Vogliono solo lavorare, magari come muratori sulle orme del cugino».  Dopo cena i due fratelli tunisini hanno dormito al Casone di Vada, da Saleh. Una rinfrescata e il ritorno in mattinata verso Livorno, a Villa Morazzana. «Avevano un permesso per 24 ore - spiega il parente - e non hanno voluto rischiare. Vogliono che tutto fili per il verso giusto. Siamo andati a informarci per capire la loro condizione. Sembra che potranno restare in Italia per qualche mese, non si sa quanto».  Prima di rientrare al centro d'accoglienza, però, un gelato e un giro al mare. Quel mare che hanno visto tre volte: da disperati nella traversata verso Lampedusa, con fiducia sulla Superba in rotta per livorno e da cittadini liberi sul litorale vadese. «Un'esperienza tremenda - aveva raccontato Aymen ai cronisti al suo sbarco - con il motore che si è fermato due volte. A bordo del barcone c'erano anche due donne. Per 250 euro siamo scappati. Nella nostra terra non c'è più la libertà».  

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