Sicurezza
Lomicidio Marzi. Depositato ieri lappello di Armas, stamani è la volta della Godoy
«In questa storia manca il movente»
Alessandro De Gregorio
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Danilo Marzi, la vittima. A destra la moglie Luz Maria Godoy e il suo amico Yosmeri Armas Castilla Gli avvocati impugnano il doppio ergastolo: «Indagini incomplete»
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CECINA. Indagini incomplete. Movente zero e testimonianze non prese in considerazione. Sono alcuni dei motivi fondanti l'appello, 28 pagine che stamani gli avvocati Enrico Marinai e Gianni Trabuchelli depositeranno nella cancelleria della corte d'assise d'appello. Per chiedere l'assoluzione di Luz Maria Godoy del Toro. Ieri l'avvocato Filippo Fatticcioni ha fatto altrettanto per Yosmeri Armas Castilla. Entrambi sono stati condannati all'ergastolo per l'omicidio di Danilo Marzi, marito di Luz Maria, ucciso a colpi di pistola nelle campagne del Tripesce. L'assise livornese dipinse i due cubani come amanti diabolici: lui l'esecutore, lei la mandante. Gli avvocati hanno passato ai raggi X le 42 pagine della motivazione e sono passati al contrattacco. E se è più dura alleggerire la posizione di Armas, collegato con la Smith & Wesson assassina e con il luogo del delitto, potrebbero esserci più spiragli per quella della vedova il cui ruolo (mandante o ispiratrice) è stato riconosciuto grazie a una serie di indizi, di deduzioni, ma senza la prova provata. Marinai e Trabuchelli entrano anche nei dettagli e ripartono dalla sera dell'omicidio, il 3 aprile 2008, così come ricostruita dalla sentenza: «Il Marzi esce di casa verso le 21, si reca con l'Armas nel luogo del delitto, dopo aver commesso l'omicidio l'Armas percorre l'Aurelia, telefona alla Tim per accertarsi del credito e la sua cella viene agganciata alle 21,40. Quindi si reca a Montescudaio e da qui alle 22,15 effettua la famigerata telefonata alla Godoy. Questa ricostruzione sarebbe del tutto compatibile con gli orari e i tempi di percorrenza, ma trova un elemento ostativo nella testimonianze rese dai testi Cardella e Bandini. Il primo, nipote della vittima, viene sentito nell'immediatezza dell'evento. In quell'occasione, come riferisce in udienza, dichiara di aver visto il Marzi davanti alla sua abitazione in via Zara intorno alle 21-21,30. Successivamente, spontaneamente si reca nuovamente alla polizia per posticipare l'orario. Tale modifica viene giustificata dal Cardella dalla sua cattiva cognizione temporale e dalla precisione della fidanzata Bandini. La Bandini in udienza ribadisce di aver visto il Marzi in piedi davanti alla propria auto alle 21,35». «Sulla base di tali testimonianze - proseguono gli avvocati - è palese che la ricostruzione offerta dall'accusa presenta incongruenze insuperabili. In primo luogo è materialmente impossibile che il Marzi sia stato ucciso prima delle 21,40. Quindi la telefonata delle 21,40 effettuata dall'Armas è inconciliabile con quanto desunto dal pm (...). E' certo che l'Armas alle 21,40 si trova sulla via Aurelia località Tripesce a circa 4,5 km dall'abitazione del Marzi. Questa difesa ha prodotto in atti i percorsi e i dati temporali di tali percorsi così come indicati dal sito più visitato e utilizzato del mondo Google maps. Queste indicazioni escludono la possibilità che il Marzi, visto alle 21,35 davanti alla sua auto, abbia spostato la stessa parcheggiandola nell'adiacente viale Marconi, sia salito a bordo dell'auto dell'Armas e alle 21,40 si potesse trovare nella zona ove è stata agganciata la cella del telefono dell'Armas. Pare poco plausibile che l'Armas, apprestandosi a commettere un omicidio, abbia prima voluto accertarsi di avere credito telefonico, circostanza peraltro a lui già conosciuta. Quindi a voler ritenere l'Armas l'autore del delitto l'unica ipotesi attendibile è che abbia raggiunto il Marzi dopo la telefonata alla Tim e quindi dopo le 21,40. In questo caso è evidente (...) l'impossibilità dell'Armas di far salire il Marzi sulla vettura, recarsi sul luogo del delitto, compiere l'omicidio, raggiungere Montescudaio in modo da effettuare alle 22,15 la telefonata». «La sentenza - proseguono gli avvocati - con un'acrobatica argomentazione desume che: a) i dati di Google maps non sono affidabili e questo senza un esperimento giudiziale, basandosi su deduzioni ipotetiche e personali che non trovano alcun riscontro probatorio o indiziario; b) viene illogicamente ritenuta poco credibile la testimonianza della teste Bandini». «Nessun rilievo è accordato poi - aggiungono - alle dichiarazioni rese in udienza dalla teste Lidia Spinelli che riferisce di aver visto, la sera del 3 aprile davanti alla stazione, il Marzi a bordo di una Mercedes con altri due uomini a bordo. (...) Vedeva la Mercedes arrivare alla stazione, scendere il Marzi e poi risalire in macchina. Assisteva a tutta la scena mentre si trovava a bordo della sua auto parcheggiata dinanzi alla stazione. Tale testimonianza getta ulteriori ombre sulla ricostruzione dell'omicidio sposata dalla corte d'Assise di Livorno e pone seri dubbi sul coinvolgimento della Godoy. Chi sono questi due uomini? Che ruolo hanno eventualmente avuto nell'omicidio? Quali accertamenti sono stati fatti per appurare tali circostanze assai rilevanti? Circostanza curiosa che la Spinelli, sentita ben due volte a sommarie informazioni, non facesse neppure parte della lista testimoniale presentata dalla Procura, a ulteriore conferma che le indagini sono state parziali e incomplete».
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