Il dolore
IL RICORDO
Ma il dolore resta uguale
Nicola Ladisi
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Quando mi è arrivato un sms in cui mi si diceva di leggere il Tirreno ho capito subito che la notizia riguardava l'esito del processo per l'omicidio della mia mamma e di Iviano. Così sono andato su internet e ho subito visto le loro foto e all'improvviso mi sono ritrovato catapultato a quel 18 settembre del 2008. Squilla il telefono, rispondi. Ascolti incredulo, senza parole, non puoi credere a ciò che ti stanno dicendo. Da questo istante tutto cambia. Tante volte hai visto quella scena in tv, una scena che ti mette tristezza, ma che dopo un po' non ricordi più: un'auto distrutta, oggetti sparsi dappertutto. Poco distante, quasi in disparte per cercare di non farsi vedere, un lenzuolo bianco che bianco non è più. Sotto c'è qualcosa, o meglio c'è qualcuno. Ne esce una mano, una mano che sembra protesa verso di te, sembra che ti chieda aiuto, una disperata richiesta di aiuto, un aiuto che non puoi dare, che non potrai mai più dare; no questa volta non la dimenticherai. Sotto quel lenzuolo c'è qualcuno che ami, qualcuno che ti amava. Già amava, non ama, amava perchè ora non può più farlo. L'incoscienza di una persona ha troncato quelle due vite, le vite di due persone che ami ancora. Ti guardi intorno, trovi solo desolazione, disperazione. Sembra tutto ovattato, come sospeso in aria, vorresti svegliarti, vorresti non esserti mai addormentato, ma purtroppo il dolore che provi ti fa realizzare che non è un sogno, ma la dura realtà. Cominci a sentire che il dolore comincia a muoversi detro di te. Ti attanaglia, senti come un pugno allo stomaco, un male al petto che aumenta giorno dopo giorno. Lui è lì, appoggiato al guardrail, disperato anche lui, ma lui riuscirà a ricominciare, potrà convivere con il rimorso, dopo un po' di tempo per lui sarà solo un labile ricordo. Ma a te cosa rimane? Nulla. Sei solo. Quello che rimane è un terribile male al petto e dentro di te un incessante silenzio che ti spacca i timpani. (...) Non riesco a dimenticare la sua telefonata di qualche giorno prima in cui mi chiedeva di andarla a trovare per portarle i bambini che non vedeva da nove mesi per fargli conoscere la famiglia di Iviano, non riesco a dimenticare il suo messaggio della sera prima che non avevo letto e al quale non avevo risposto, non riesco a dimenticare quella mail mandata la stessa sera in cui mi diceva che aspettava una mia chiamata e io non lo avevo fatto per pigrizia, non riesco a dimenticare il dolore di mia sorella quando davanti all'obitorio le ho dovuto dire che la mamma e Iviano non c'erano più, non riesco a dimenticare il sapore metallico del suo sangue sulle mie labbra quando l'ho baciata per l'ultima volta in quella gelida stanza dell'obitorio. A Natale del 2008 giravo per Cecina, c'era la carrozza con Babbo Natale, ma non era Iviano. (...) Mamma aveva ritrovato il sorriso dopo tanto tempo grazie a lui e nel dolore posso essere contento che l'ultima parte della sua vita l'ha passata accanto a un grande uomo amato e stimato da tutti, sia a Cecina che a Bari. Ricordo il Natale precedente trascorso assieme tra risa, la sua poesia e il calore di una nuova famiglia. Il dolore ha unito due famiglie. Un po' di tempo fa, mentre guardavo sul computer di mia madre, trovai un sito dove si era iscritta e nel quale aveva espresso i suoi pensieri, i suoi desideri, i suoi progetti. C'erano diverse domande, una delle quali era: "Laura qual è la cosa che ti ha dato maggiore soddisfazione nella vita?" La sua risposta è stata "I miei due splendidi figli", ho pianto, come in questo momento, in cui lacrime amare solcano il mio viso di fronte a questo articolo.
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