Il Tirreno

L’arte utilizzata per una suggestiva rievocazione. Premiati due cecinesi deportati nei lager

La Shoah raccontata da Daniel Schinasi e gli studenti rielaborano il suo murale

Federica Lessi
A destra il quadro degli studenti
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A destra il quadro degli studenti

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CECINA. Il valore della memoria per avere rispetto di sé e degli altri e costruire un futuro migliore. È il messaggio a più voci emerso nella mattinata all'auditorium per la cerimonia promossa dal Comune con le scuole e l'associazione Aruspicina in occasione della Giornata della memoria. Una sala gremita dagli alunni delle superiori - liceo Fermi, Isis Marco Polo e liceo artistico Gemelli - con le autorità e le forze dell'ordine, il sindaco Stefano Benedetti e l'artista Daniel Schinasi, Sandro Betti per i combattenti e reduci. Particolarmente intensa la testimonianza di Fernando Fancelli, cecinese deportato nei lager che ha ricevuto la medaglia d'onore conferita dallo Stato, che ha raccontato l'esperienza nei campi di lavoro e le condizioni di vita disumane. Una vicenda parallela a quella di Renzo Magalini, scomparso qualche mese fa, cui è stata attribuita l'altra medaglia d'onore ritirata dai familiari.  Gli studenti sono stati protagonisti del valore della memoria grazie al progetto "Arte come messaggio" a cura di Elisa Favilli, alcuni di loro si sono alternati a leggere testimonianze dell'orrore nazista, mentre gli allievi del "Gemelli" hanno realizzato uno dipinto di circa due metri per uno e mezzo ispirato al murale di Schinasi alla stazione, con una parte che riproduceva l'opera dell'artista sefardita all'epoca della realizzazione (1987) e un'altra con alcuni dei personaggi raffigurati nel dipinto, tra i quali i familiari dell'autore. Schinasi era presente non solo come artista ma anche per portare la sua testimonianza di profugo dall'Egitto, dove è nato e ha vissuto fino al 1956, raccontando come le restrizioni che furono stabilite per gli ebrei nei paesi arabi nel giro di una settimana lo costrinsero a tornare in Italia con la famiglia. La vicenda personale del pittore si inserisce a pieno titolo nei percorsi "erranti" di molti nuclei ebraici, a partire dai suoi antenati fuggiti a Livorno dai roghi dell'inquisizione spagnola, fino al nonno che fu tra i primi italiani ad avere il passaporto dopo l'unità d'Italia e al padre, di cui l'artista conserva ancora questo documento cruciale. Al destino di un popolo si è intrecciato il suo percorso di artista cittadino del mondo che non cessa di ribadire il messaggio di pace anche attraverso il dialogo interreligioso, come ricorda l'incontro del papa col rabbino sul murale.

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