Sicurezza
Lazienda: «Lattività non è ferma». Ma la decisione del tribunale preoccupa la multinazionale
Guerra del sale, Solvay fa ricorso
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Panoramica dello stabilimento Solvay Reazione alla sentenza del Tar che blocca le concessioni minerarie
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ROSIGNANO. Non c'è, almeno oggi, un rischio di approvvigionamento di salgemma. Solvay sostiene che l'attività va avanti. Ma indubbiamente la società chimica è preoccupata dei contraccolpi che derivano dalla sentenza con cui la seconda sezione del Tar di Firenze annulla le concessioni minerarie «Cecina», «Volterra» e «Poppiano». Provvedimento che incide sui decreti che rinnovano per 30 anni le concessioni minerarie a Solvay e Atisale nei comuni di Volterra, Pomarance e Montecatini Val di Cecina. E che apre scenari che, in un lungo termine, potrebbero creare difficoltà all'azienda nel disporre di salgemma, materia prima che col calcare estratto nelle cave di S. Carlo è indispensabile per la produzione di soda e bicarbonato. Ecco perché in questi giorni Solvay sta preparando il ricorso da inoltrare al Consiglio di Stato. Si contesta la sentenza con cui il giudice amministrativo ha accolto le istanze presentate nel 2009 dall'avvocato Carlo Tamburini per conto delle associazioni ambientaliste Wwf e Italia Nostra contro l'autorizzazione concessa dalla Regione a Solvay e Atisale. In sostanza il Tar, a fine dicembre, ha ritenuto insoddisfacente la «sostituzione» del progetto Idros con l'impegno di Solvay e Atisale a partecipare alla realizzazione dell'invaso di Puretta (spesa di 4 milioni e 650mila euro) in quanto non ci sarebbero le condizioni per verificare se l'invaso sia realizzabile e se questa prescrizione sostituisca effettivamente IdroS nella parte idropotabile. In questi giorni Solvay ha riaperto un tavolo tecnico con gli enti competenti (Provincia e Regione) per analizzare la situazione e valutare eventuali soluzioni. E sebbene le voci che provengono da ambienti sindacali interni alla fabbrica (che parlano di logica preoccupazione per le conseguenza di questo stop alle concessioni) non siano smentite, l'azienda fa sapere che al momento riesce a soddisfare pienamente il fabbisogno di salgemma necessario per le produzioni. Quella che parte dalle cave lungo la strada 68 è salamoia (per estrarre il sale viene utilizzata acqua prelevata dal fiume Cecina) che attraverso oltre 30 km di condotte arriva all'interno della fabbrica per essere utilizzata in sodiera. Sulle concessioni minerarie e sulle cosiddette «compensazioni» per l'attività estrattiva di Solvay e Atisale nel Volterrano va avanti, da anni, una battaglia che vede impegnate in prima linea le associazioni ambientaliste che hanno più volte puntato il dito contro gli emungimenti dal fiume Cecina per fini industriali (quasi 20 milioni di mc) a fronte di una cronica carenza di acqua potabile nella bassa ed alta Val di Cecina. Oggi la partita che si gioca è proprio sulla disponibilità di nuovi bacini idrici di acqua potabile. Da Idros all'invaso di Puretta una questione che resta aperta stando a quanto sentenziato dal Tar della Toscana. A.R.
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