Sicurezza
Condannato per maltrattamenti in famiglia
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L’aula del tribunale di Cecina2 MINUTI DI LETTURA
Quegli «otto anni di inferno» di cui aveva parlato la figlia dell'ex convivente si sono tradotti in un anno e dieci mesi di reclusione. Questa la pena stabilita dal giudice Antonio Del Forno nei confronti di Giovanni Longo, 41 anni. L'uomo dovrà anche pagare una provvisionale di diecimila euro, oltre alle spese processuali e quelle sostenute dalla parte civile, Maria Antonietta Gargiulo.
L'ammontare complessivo del risarcimento è stato demandato al giudice civile. Si è concluso dunque in primo grado il processo nei confronti di Longo (difeso dall'avvocato Loriano Ceccanti), imputato per maltrattamenti in famiglia, violenza privata, minacce, molestie, violazione di domicilio, appropriazione indebita. Reati che l'uomo avrebbe commesso durante la convivenza con la Gargiulo (tutelata dall'avvocato Patrizia Cappelletti) e la figlia di lei, a Rosignano Solvay. Durante, ma anche dopo il maggio 2007 quando lei decise di lasciarlo. Un rapporto turbolento, quello tra il siciliano e la calabrese, stando alle denunce e a quanto emerso al processo. Al banco dei testimoni hanno deposto in parecchi, tra cui un ispettore di polizia in pensione che riferì di un episodio avvenuto nel febbraio 2008 alla discoteca Metropolis, dove Gargiulo lavorava come guardarobiera. Longo fece irruzione nel locale dopo aver bevuto, fu calmato dai carabinieri. Ma la testimonianza che più deve aver colpito il giudice è stata quella della figlia della donna, che il giorno della deposizione aveva ancora diciassette anni: «Mia madre era terrorizzata, ecco perché non l'ha lasciato prima. E in casa lui ci trattava tutti come schiavi».
Disse questo la ragazza, aggiungendo di aver sentito l'imputato minacciare di morte la madre ma di non averla vista picchiare. Poi però aggiunse un episodio avvenuto il 23 luglio 2007: «Giovanni era venuto a casa nostra e dopo aver scavalcato il cancello si era messo a urlare e picchiare sulla porta. Io ero scappata. Al mio ritorno mamma era piena di lividi e sul muro c'era del sangue».
L'ammontare complessivo del risarcimento è stato demandato al giudice civile. Si è concluso dunque in primo grado il processo nei confronti di Longo (difeso dall'avvocato Loriano Ceccanti), imputato per maltrattamenti in famiglia, violenza privata, minacce, molestie, violazione di domicilio, appropriazione indebita. Reati che l'uomo avrebbe commesso durante la convivenza con la Gargiulo (tutelata dall'avvocato Patrizia Cappelletti) e la figlia di lei, a Rosignano Solvay. Durante, ma anche dopo il maggio 2007 quando lei decise di lasciarlo. Un rapporto turbolento, quello tra il siciliano e la calabrese, stando alle denunce e a quanto emerso al processo. Al banco dei testimoni hanno deposto in parecchi, tra cui un ispettore di polizia in pensione che riferì di un episodio avvenuto nel febbraio 2008 alla discoteca Metropolis, dove Gargiulo lavorava come guardarobiera. Longo fece irruzione nel locale dopo aver bevuto, fu calmato dai carabinieri. Ma la testimonianza che più deve aver colpito il giudice è stata quella della figlia della donna, che il giorno della deposizione aveva ancora diciassette anni: «Mia madre era terrorizzata, ecco perché non l'ha lasciato prima. E in casa lui ci trattava tutti come schiavi».
Disse questo la ragazza, aggiungendo di aver sentito l'imputato minacciare di morte la madre ma di non averla vista picchiare. Poi però aggiunse un episodio avvenuto il 23 luglio 2007: «Giovanni era venuto a casa nostra e dopo aver scavalcato il cancello si era messo a urlare e picchiare sulla porta. Io ero scappata. Al mio ritorno mamma era piena di lividi e sul muro c'era del sangue».
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