«Si tenga fuori Rea dalla fondazione Armunia»
◗
De Bari capogruppo del Cambio De Bari (Cambio): «Lo statuto apre ai privati. Ma guai a coinvolgere l'azienda dei rifiuti»
2 MINUTI DI LETTURA
ROSIGNANO. «Si tenga fuori Rea della fondazione Armunia». È il messaggio che lancia Francescalberto De Bari, capogruppo del Cambio. «Dopo la presentazione dello statuto - dice De Bari - e il dibattito fasullo con platea "scelta" al Pasquini, con tanto di "sceneggiata" di saluto di Paganelli, tutto tace sul fronte di Armunia. Eppure la trasformazione della "creatura prediletta" del sindaco in fondazione ha davanti a sé nodi complessi». Nodi che De Bari analizza. «Lasciamo sullo sfondo la moltiplicazione di posti e posticini; sorvoliamo sulla nomina del direttore artistico senza alcuna trasparenza e prima che la "riforma", pur fasulla, fosse compiuta; stendiamo un velo pietoso sulle attività della nuova ingombrante Armunia, che si sovrappone all'ufficio Cultura del Comune, alla fantomatica ma costosa "Promozione e Sviluppo", all'assessorato al turismo e forse anche a quello ai lavori pubblici, dato che nel nuovo statuto Armunia può "progettare e realizzare interventi di riqualificazione, anche di carattere edilizio e strutturale, sui beni immobili"; e neanche chiediamoci cosa siano i "servizi a terzi, anche di carattere commerciale", sempre previsti dal nuovo impudente statuto». Per il Cambio, infatti, «in questo momento è necessario che il sindaco, anche in qualità di "Re d'Armunia e Granduca del Pasquini", chiarisca come ha intenzione di coinvolgere i privati nella Fondazione, coinvolgimento che risulta centrale nello statuto e che, nelle intenzioni dell'amministrazione, dovrebbe garantire finanziamenti alle così numerose attività. Segnaliamo questo punto perché siamo disposti a cambiare completamente la nostra valutazione sulla "nuova" Armunia se questa riuscirà a finanziarsi almeno per metà con soldi privati, purché siano davvero privati e non privati "apparenti"». E qui De Bari lancia un avvertimento: «non venga in mente di far pagare i conti, che saranno senz'altro pesanti, della "nuova" Armunia a società partecipate dal Comune e da altri enti pubblici. In particolare, non venga in mente di usare come bancomat Rea, che già ha i suoi bei problemi. Ricordiamo che il Comune "cicala" si appresta a stangare i cittadini aumentando la tassa sui rifiuti». In conclusione De Bari ribadisce: «no alla cultura d'élite ben sussidiata con soldi pubblici, cultura fasulla che sempre rifiuta il confronto con la "fertile bassura dell'esperienza", magari quella del turnista o del disoccupato che che si vede aumentare la Tarsu».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
