Il Tirreno

IL CASO RUBY

Mi sento offesa come cittadina e come donna

Alessandra Meini   (vicesegretario Pd Cecina)

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 Come cittadina e come donna sono allibita dal coraggio del Pdl di cercare di assimilare il caso Ruby, attualmente in attesa della decisione della giunta per le autorizzazioni della Camera, alla vicenda anch'essa non edificante del ministro Matteoli per Elbopoli.  Non si può parlare di una vicenda così squallida in termini giudiziari, trattiamola sotto il profilo politico e di come le istituzioni nazionali ne usciranno. L'oggetto della vicenda è la prostituzione, la frequentazione di minorenni abbagliate dai facili guadagni e dal mondo delle starlette, che si sottopongono discinte a desolanti scenette finalizzate ad eccitare un vecchio conscio del potere che può avere sulle loro velleità. Questo è inaccettabile, io non voglio che una persona così prenda delle decisioni per me e governi il Paese in cui io vivo. Lui non è degno di decidere per me, non può operare per il bene altrui chi ha certi comportamenti deviati.  I suoi colleghi europei avrebbero già tolto il Paese dall'imbarazzo con una lettera di dimissioni e di scuse agli elettori e agli italiani. Lui no, lui vuole andare avanti e sostenere che è oggetto di persecuzioni della Magistratura. Abbia il coraggio per una volta di andare davanti ai magistrati, perché nonostante il Lodo Alfano lui è un cittadino come tutti e come tale non può sottrarsi alla legge. Mi auguro soltanto che donne e uomini del Pdl abbiano quantomeno la decenza di tacere se proprio non hanno il coraggio di dire cosa pensano del loro premier.

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