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 CECINA. Quasi impossibile individuare uno sportello bancomat manomesso. Basta dare un'occhiata al materiale sequestrato dai carabinieri per rendersene conto. Le tastiere posticce sono repliche esatte, realizzate facendo il calco di quelle vere con la pasta usata dai dentisti. Vengono sovrapposte alle originali per registrare il pin digitato. Difficile difendersi da tale sistema. Basta invece coprire le dita che digitano il codice con l'altra mano o con il portafoglio per eledure eventuali microcamere: piazzate in alto, in una fasulla cornice sovrapposta a quella vera e dotata di un minuscolo forellino; oppure di lato, in una finta mascherina sovrapposta a quella dell'altoparlante. Utile poi saggiare la solidità delle varie parti del bancomat: movimenti potrebbero indicare che sono state attaccate con adesivi.  Nell'indagine conclusa, il terzetto montava sui bancomat apparecchiature elettroniche di varia tipologia (skimmer, microtelecamere e tastiere posticce) tutte programmate per la cattura dei codici delle carte bancomat che, in una fase successiva, venivano trasferiti su tessere magnetiche vergini, che venivano poi utilizzate anche 40 per volta per assicurarsi prelievi dell'ordine di 4-5.000 euro.

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