Attenzione
«Sì all'etichettatura ma non basta»
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Una carne con letichetta Lucibello punta sulla filiera biologica certificata
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RIPARBELLA. «Solo la filiera biologica è in grado di garantire la salubrità del proprio prodotto e la certezza di non aver inquinato il nostro ambiente». Così Alessandro Lucibello Piani (Insieme per cambiare) replica all'assessore provinciale Paolo Pacini sulla questione dell'allarme diossina. «Pacini - dice Lucibello - ha lanciato la proposta di estendere l'etichettatura dei prodotti agricoli anche sui semilavorati "per salvaguardare le produzioni locali e i consumatori" riferendosi ai recenti fatti accaduti in Germania e lodando le aziende locali che, grazie ai contributi erogati, si sono ammodernate certificando la propria filiera. I sistemi di certificazione di filiera sono sicuramente un mezzo utile per risalire alla provenienza (geografica) dei prodotti ma l'assessore si dimentica di chiarire un concetto importante: l'etichetta e la certificazione di filiera non dice e non può dire assolutamente nulla circa l'assenza di residui di pesticidi o diossine come capitato nei suini e polli tedeschi (avvelenati dal cibo assunto)». Solo una filiera, quella biologica certificata, garantisce che in tutti i passaggi, compreso i mangimi, si utilizzino materie prime certificate bio, ossia prodotte senza far uso di pesticidi, fitofarmaci o diserbi o altri derivati chimici potenzialmente nocivi per l'uomo. A questo si aggiunge che oggi raramente i cittadini sono in grado di leggere compiutamente le etichette alimentari che riportano molti dati tecnici e a cui l'aggiunta di nuovi dati non può che portare ulteriori difficoltà di lettura. La garanzia dell'assenza di diossine deve essere poi data all'origine da un sistema di controllo e repressione adeguato e serio che non scarichi sempre sui produttori onesti i costi e le inefficienze del sistema».
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