Il Tirreno

Primo appuntamento. E sabato 29 Vannino Chiti commemora Oberdan Chiesa

«La fame, quanta fame ho patito»

Gli studenti delle classi quinte dell’Isis Mattei di Rosignano e, sotto, la signora Hanny Kugler Weiss, sopravvissuta della Shoah, nell’incontro di piazza del Mercato
◗
Gli studenti delle classi quinte dell’Isis Mattei di Rosignano e, sotto, la signora Hanny Kugler Weiss, sopravvissuta della Shoah, nell’incontro di piazza del Mercato

Una sopravvissuta al nazismo incontra gli studenti del Mattei

3 MINUTI DI LETTURA





 ROSIGNANO. In un auditorium di Piazza del Mercato gremito di studenti delle classi quinte dell'Isis Mattei di Rosignano, la signora Hanny Kugler Weiss, sopravvissuta della Shoah, ha raccontato per due ore, con grande lucidità e puntualità, la tragedia da lei vissuta in prima persona della deportazione nel campo di Auschwitz-Birkenau. Con questo primo appuntamento, promosso dall'Istoreco - Istituto Storico della Resistenza e della Società contemporanea nella provincia di Livorno, si è aperto ufficialmente il programma delle iniziative dedicate al Giorno della Memoria e al ricordo della morte del giovane antifascista Oberdan Chiesa, la cui celebrazione si terrà sabato 29 gennaio alla presenza del vicepresidente del Senato, senatore Vannino Chiti.  Ad introdurre e a sottolineare l'importanza della testimonianza della signora Kugler Weiss sono stati l'assessore alle Politiche sociali Elena Ciaffone, la presidente dell'Istoreco Laura Bandini ed il presidente della sezione locale dell'Anpi Giacomo Luppichini. «La trasmissione della memoria - hanno sottolineato - è fondamentale per avere piena coscienza del presente e del futuro». La parola è poi passata ad Hanny Weiss che ha vissuto la terribile esperienza del campo di Auschwitz-Birkenau quando aveva appena 17 anni.  «Fummo arrestati nel maggio del '44 - ha spiegato - mentre con mia madre, le mie due sorelle e i miei nonni cercavamo di scappare in Svizzera. Dopo una breve sosta a Fossoli fummo caricati tutti su un vagone merci di un treno con destinazione ignota. Abbiamo trascorso sette giorni in quel vagone con altre 80 persone: si sentivano preghiere, lamenti, pianti di bambini, ma io cercavo di non ascoltarli e noi ragazzi passavamo le ore a cantare mettendo parole nostre sulle arie delle opere. Era un modo per non piangere. E lì abbiamo iniziato a patire la fame. Una fame feroce che poi è continuata nel campo». Poi l'arrivo ad Auschwitz. La terribile selezione che la separa dalla mamma, dalla sorellina più piccola e dai nonni, lasciandola sola con la sorella più grande, anche lei giudicata abile al lavoro e quindi salvata. «All'interno del campo - ha detto - il tempo ha ritmi diversi: si sa soltanto che c'è il giorno e c'è la notte, nulla più. Ma la cosa più difficile da sopportare è la fame, peggio ancora delle botte. Si diventa così deboli, che alla fine non hai più fame e non mangi più e dunque muori. Anche io ero certa che avrei fatto questa fine o almeno lo speravo perché volevo morire di morte naturale, non nelle camere a gas. Quando il campo è stato liberato il 29 gennaio del '45 io non ero più in grado di comprendere: che cosa avemmo fatto? Dove saremmo andate?». Un racconto dettagliato ed agghiacciante che i giovani studenti hanno ascoltato in silenzio e con attenzione.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Italia

Milano, scontri al corteo sul carovita: tavoli e sedie contro la polizia. Ci sono feriti – Disordini anche a Torino e Bologna

di Redazione web