Il Tirreno

Le fughe costano 89 milioni

Rino Bucci
I relatori al convegno di venerdì in biblioteca
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I relatori al convegno di venerdì in biblioteca

Ristrutturazione dell'ospedale e servizi: faccia a faccia coi dirigenti Asl

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CECINA. La ristrutturazione dell'ospedale per intensità di cure, il rapporto con la medicina di territorio, a partire dall'ospedale di comunità, i tagli al budget sanitario, il costo delle fughe extra Asl ancora altissismo: 89 milioni nel 2010. Timori, contestazioni, speranze. L'incontro organizzato dall'Idv ha riempito la saletta della biblioteca, e non solo di addetti ai lavori. Tanti i cittadini che hanno voluto partecipare al faccia a faccia con la dirigenza sanitaria dell'Asl 6: il direttore generale Monica Calamai e il direttore sanitario Luca Lavazza.  Il primo punto messo in risalto è il taglio dei posti letto. Le intensità di cura portano a un depotenziamento dell'ospedale, basteranno i nuovi posti-letto all'ospedale di comunità, peraltro di hospice? Calamai ha precisato che i posti letto non vengono tagliati a seguito «della nuova riorganizzazione, ma perché esistono dei ricoveri impropri». Circa il 13% a livello di Asl. Il 10% nel Cecinese. La qualità dei servizi «è garantita dal raccordo con i servizi di rete sul territorio». Il dottor Stefano Pruneti, responsabile dell'ospedale di comunità, ha confermato che saranno aumentati i posti letto, «e non si tratta di hospice, ma di posti dedicati a malati oncologici». Dunque un «vero potenziamento» di un servizio che secondo Calamai è fondamentale, e deve «essere vicino anche territorialmente ai cittadini». Ora ne «è stato aperto uno anche a Livorno».  Soddisfazione per il potenziamento della medicina di base è stata espressa anche dal dottor Paolo Piram, rappresentante sindacale Fimmg (medici di famiglia). A fare la parte del leone sono state le domande dei cittadini alla manager. Le perplessità e le paure di chi sta vedendo cambiare (e non sa come) un servizio fondamentale per la città. Don Reno Pisaneschi si è detto perplesso. «Non capisco per quale motivo si decida di cambiare il presidio cecinese, piuttosto vorrei capire quale sia il budget dell'Asl per vedere se davvero il riassetto sia dovuto all'inappropriatezza delle cure».  Lo spettro della chiusura dell'ospedale traspare dalle parole di Marco Sozzi. «L'impressione è che si voglia chiudere l'ospedale - sostiene Sozzi - con il depotenziamento dell'offerta ai cittadini che è già abbastanza scadente. Nei giorni scorsi ho provato a prenotare le analisi del sangue per telefono, non ci sono riuscito; ho dovuto fare due ore di anticamera per strappare la prenotazione. Poi, meglio non parlare delle liste d'attesa, del prezzo dei ticket e dei medici che trattano male i pazienti».  Appassionato l'intervento del giornalista Antonio Valentini che ha parlato del fallimento del modello basato sulla rete sanitaria (un flop ammesso poi dalla stessa direttrice). «Il servizio è andato bene fino al '93 - ha detto Valentini - poi con la nascita dell'azienda, il declino. La logica vorrebbe che i servizi più importanti siano al centro. Ma con la riorganizzazione Cecina rischia di diventare tra una quindicina di anni solo una medicheria. Sull'Utic - ha concluso Valentini - non si dica che esiste ancora, perché in realtà non esiste più».  Il medico psichiatra Giampiero Lombardi, invece ha chiesto alla direttrice perché con la riorganizzazione non sia previsto neanche un posto letto per i pazienti con problemi psichici. Mentre Lucy Pole ha chiesto conto della promessa, fatta più di un anno fa, di aprire un ambulatorio di medicine complementari. L'ultimo intervento è toccato a Daniela Boem rappresentante sindacale cecinese per il Fials. Che ha chiesto perché non si è attivata l'epidurale a Cecina, presidio che ha un reparto di maternità molto importante, con numeri alti di parti. Decisa la replica della direttrice generale. «Il parto epidurale - ha detto Calamai - viene effettuato nell'ospedale di Livorno. Non è possibile clonarlo altrove, perché serve un anestesista in turno 24 ore su 24, altrimenti si rischia come in molte altre realtà che la donna debba pagare. La sanità invece deve rimanere completamente gratuita».

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