Il Tirreno

«Io, scultore sfrattato dalle ruspe invisibili»

«Io, scultore sfrattato dalle ruspe invisibili»

Da 5 anni Di Cesare ha perso il suo studio, ma dell'H5 neanche l'ombra

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 CASTIGLIONCELLO. Sfrattato in nome della «madre di tutte le lottizzazioni». Costretto a far baracca e burattini di pietre, ferri e scalpello in un battibaleno, come se le ruspe fossero ormai a ridosso della sua officina. Erano i primi di gennaio del 2006 quando Mimmo di Cesare, scultore siciliano, artista poliedrico, ormai un castiglioncellese doc, ricevette l'intimazione a lasciare il suo studio in via della Cava dall'ufficiale giudiziario che gli notificava lo sfratto per conto di Ipercoop. Arrivava l'H5 - 327mila metri quadrati di cemento e servizi - la famigerata, chimerica «cerniera urbana» tra Solvay e Castiglioncello che per l'ex sindaco Nenci avrebbe dovuto essere il nuovo centro di Rosignano, il paese tagliato in due.  Di Cesare, sono passati 5 anni e, a parte qualche novità procedurale, il casolare-studio dove lavorava è ancora al suo posto...  «L'unica cosa certa, oggi, è che 5 anni fa ricevetti lo "sfratto" dal mio studio ubicato proprio all'inizio di questo grande spazio verde, soggetto di importanti ninteressi, stimoli e fantasie di grande e sentita urbanizzazione».  Lei era in affitto?  «Avevo ricevuto l'edificio e l'aia, dover lavoravo, in comodato d'uso dal costruttore Saporito. Allora chiesi all'Unicoop una deroga per lasciare lo studio: sei mesi, un anno. Non ci fu nessuna comprensione, solo la prima decisione della consegna delle chiavi i primi di aprile del 2006».  Arrivava il cemento...  «Dalla risposta che mi fornirono i legali di Unicoop avevo la sensazione che le ruspe fossero lì a giorni».  Per lei lo studio-officina aveva anche un valore affettivo, immagino?  In questo storico ed affascinante casolare, dentro a quelle stanze, ho scritto per oltre 20 anni una pagina importante del mio lavoro. Come il Tempio del Sole per Gibellina, il grande Sole per Milano-Monumentale, i monumento per Oberdasn Chiesa o «Sole Incastro" per San Quirico d'Orcia. Ma anche lo spazio sacro della scultura per la Diocesi di Livorno dove monsignor Alberto Ablondi seguiva con attenzione lo spirito critico e la realizzazione. E ancora «Isola Meridiana» per Mario Luzi ed i gioielli-sculture che ora si trovano nei musei di tutto il mondo sono stati pensati e realizzati lì.  E' stato anche luogo di scambio culturale...  «Nell'estate del '99 giovani artisti tedeschi hanno svolto qui un interessante simposio, realizzando piccole sculture di alabastro delle cave di Pomaia. L'evento è stato ripreso dalla Zdf, la televisione nazionale tredesca.  Intanto della famigerata H5 neanche l'ombra  «Al rondò fra via della Cava e via Allende che è il punto di riferimento dell'H5 oggi c'è una colorata vetrina di vecchie moto e auto in vendita. Voglio augurarmi che le future scelte di urbanizzazione siano responsabili, meditate e discusse mettendo insieme l'arte di costruire ai bisogni del territorio, evitando soprattutto speculazioni e scelte clientelari». A.R.

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