Sicurezza
Monti (Sel): «Basta con la politica degli interessi»
«Chi meglio dei nostri cittadini conosce l'esigenze del territorio»
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ROSIGNANO. «La cittadinanza deve essere messa nelle condizioni di scegliere la futura identità economica del territorio in cui vive». È questo uno dei passaggi saliente dell'intervento di Nerina Monti di Sel sulla consultazione popolare sul terminal gas. Monti che inizia la sua analisi da una frase pronunciata da Bagnoli del Pd sul Tirreno del 2 gennaio. "... perché sono tanti i percorsi di partecipazione ma pochi sono quelli che fanno crescere un collettivo di individui che vive e lavora sotto il tetto della stessa circoscrizione amministrativa". «Questa frase - dice Monti - mi ha colpito perché descrive quello che Sel reputa il limite del Pd: gli anni '50 sono finiti da tempo e il partito si assume un'anacronistica superiorità culturale nei confronti della collettività. Il ruolo didattico di educatore è una concezione rischiosa, obsoleta e inadeguata, da cui la sinistra del nostro secolo deve emanciparsi almeno per umiltà». Poi pone una domanda: «Ma cos'è la "partecipazione"? Ce lo spieghino quelli del Pd dato che lo sanno. Per noi comincia ad essere un termine teorico e costoso. Noi intendiamo che la gente sia ben informata con i denari pubblici, quelli delle tasse, che non sono solo strumento del potere decisionale per affermarsi, ma un investimento popolare per il bene collettivo. Con quei denari, e senza troppe mediazioni, vogliamo che si paghi un'informazione oggettiva e si metta la cittadinanza nella condizione di scegliere la futura identità economica del proprio luogo di origine, di vita e di lavoro. Con una decisione popolare, in cui la politica degli interessi si mette da parte in funzione del concetto di qualità della vita comune». Monti prosegue. «Non siamo d'accordo col delegare a una società specializzata ciò che sarebbe naturale ed elementare per un'amministrazione fare. Il progetto partecipativo "W Rosignano" è costato 27mila euro. Per cosa? Io non l'ho capito. E chi la sceglierebbe la società esperta in partecipazione? Quali i metodi, quali gli scopi? Attenzione: Umberto Eco e altri semiotici hanno scritto volumi sul labile confine fra informazione e persuasione». Secondo l'esponente di Sel «la verità è che la politica non sa più arrangiarsi. Male, molto male, brutto vizio, ma non eravamo in crisi economica? Perciò è ovvio che ci si chieda: chi più degli abitanti conosce i luoghi? Chi più degli abitanti-lavoratori ha diritto di essere coinvolto, responsabilizzato e di decidere? O forse non c'è volontà politica di trovare dei punti comuni? Il Pd conosce quali siano i metodi partecipativi che fan crescere il sapere della collettività? E allora che hanno aspettato finora? Noi di Sel non deleghiamo nessuno. O meglio, non reputiamo che i vertici del Pd locale possano decidere per tutto il centrosinistra, perché non ci sentiamo garantiti». Monti poi mette nel mirino i due pareri farevoli emessi dalla giunta. «Nel novembre 2009 - dice l'esponente di Sel - ero ancora nel Pd, in consiglio comunale da pochi mesi, e venni a sapere di questa delibera casualmente perché del Progetto Rosignano dentro al Pd non se ne poteva parlare. La frattura fu insanabile proprio sul metodo politico del "fra di noi" mentre gli altri devono fare numero, lo stesso metodo di cui parlo ora». E sulle due delibere chiede «chi è in grado nell'esecutivo di esprimere pareri tecnici sul progetto? Ce li spieghino questi pareri, che cosa significano e come li hanno dati? Perché al momento della delibera la gente ne è stata tenuta all'oscuro? No, questa idea di politica è ingiusta. Il comportamento del Pd nega il concetto di partecipazione di cui il coordinatore Bagnoli si fregia di conoscere».
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