Il Tirreno

Ieri banchetto e raccolta di firme: i progetti di cardiologia, hospice e pronto soccorso nel mirino

Il Fials: «Dall'azienda solo spot»

Daniela Boem
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Daniela Boem

Contestata la riorganizzazione dell'ospedale: «Sono tagli ai servizi»

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 CECINA. A differenza dei sindacati confederali, al Fials (sindacato autonomo) questa riorganizzazione dei servizi sanitari secondo il principio delle intensità di cure non piace affatto.  Per ribadirlo, ieri mattina, il Fials ha organizzato un banchetto all'ingresso dell'ospedale con una raccolta di firme promossa fra cittadini e lavoratori. L'obiettivo: «Uniti per chiedere servizi sanitari superiori in qualità e quantità».  Cos'è che non va in questo progetto aziendale? In tre concetti, per il Fials, questa riorganizzazione serve solo a risparmiare sui costi dei servizi e personale, indebolisce l'ospedale cittadino e rischia di alimentare le fughe verso altre aziende.  Il no alla riforma voluta dalla direzione dell'Asl 6 (su input regionali come si ricorda sempre a Monterotondo) ce lo spiega Daniela Boem. Che bacchetta subito la politica «di spot» di questa direzione aziendale. E partire da un esempio. «L'Asl in questi giorni ha pubblicizzato l'utilizzo al pronto soccorso di un farmaco per trattare i pazienti con ictus. Mi chiedo come si possa sbandierare un servizio in una situazione di grande disagio come quella dell'attuale pronto soccorso di Cecina, dove non c'è ancora un'astanteria ed il paziente che assume questo farmaco ha necessità di essere comunque monitorato».  C'è poi la questione dell'ospedale di comunità. Ci saranno più posti letto è l'apertura di un hospice. Ma è proprio qui che si concentra la critica del Fials. «L'Asl - spiega Boem - dice che il 30 gennaio inauguerà i 4 posti letto dell'hospice. Però non sappiano nulla del personale che ci lavorerà. Non credo che questa struttura dove si ricoverano pazienti in particolari condizioni cliniche possa essere affidata a dei medici di famiglia come succede per l'ospedale di comunità».  Nel mirino, però, è la riorganizzazione più generale dell'ospedale che - a detta del sindacato autonomo - non risolve il problema delle «fughe» verso altre strutture. «Nel 2009 - dice Boem - come si è evince dalla delibera del 31 maggio 2010 dell'Asl 6, le fughe costavano all'azienda più di 87 milioni di euro, 2 milioni in più dell'anno prima. Nel bilancio preventivo dell'anno successivo sono appena un milione in meno».  Si contesta il tono «trionfalistico» con cui l'azienda presenta la spesa di 3 milioni per l'impianto fotovoltaico, peraltro con contributo regionale, quando «le tre risonanze costano 3,6 milioni» e sono «essenziali per abbattere i tempi di attesa». L'accorpamento, poi, della cardiologia con la medicina e altri reparti - secondo il Fials - è funzionale solo ad una riduzione di posti letto ed una riduzione dell'attività. «Prendiamo un rapporto da cui si vede che la cardiologia ha un tasso di occupazione dei posti letto del 92% e che su 6 posti letto del vecchio reparto si ha un'occupazione quasi permanente, del 5,75%. Ora la cardiologia è finita in un'area in cui i posti letto sono ulteriormnente ridotti...»  E così via. Sul laboratorio d'analisi, ad esempio, il Fials contesta che il proveddimento di riorganizzazione sia stato preso senza coinvolgere il sindacato in una trattativa.  Sull'Utic, il cui accorpamento nell'area di subintensiva ha fatto discutere, si sostiene che «non ci risulta che in nessun'altra azienda non esista un unità di terapia intensiva coronarica a se stante».

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