Attenzione
Caccia, una raffica di incidenti
Divina Vitale
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Paolo Pacini e, sopra, una scena di caccia Ma le doppiette si difendono: «La sicurezza resta al primo posto»
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CECINA. Sono ancora tanti, troppi gli incidenti di caccia che "accadono" e non solo nel nostro territorio. L'ultimo episodio è avvenuto tre giorni fa, sulle colline di Nibbiaia e spesso gli incidenti si verificano durante battute al cinghiale. Impreparazione, approssimazione o fatalità? Paolo Pellegrini presidente Atc (ambito territoriale caccia, ente che racchiude al suo interno parecchio dell'associazionismo ambientale, agricolo e venatorio) difende la categoria. «Si sta demonizzando questa attività - dichiara -, in molti sono contrari. Le percentuali, in definitiva, sono molto basse se si guardano altri settori: basti considerare la polizza assicurativa che va da un minimo di 60 euro ad un massimo di 100 per la copertura infortuni. Si sa benissimo che stiamo sottosoglia rispetto alle altre categorie. Comunque il nostro obiettivo è portare la percentuale allo zero per cento. La nostra, che se ne dica, è una categoria sensibile, e questi episodi ci mortificano. I nostri regolamenti, pubblicati sui calendari venatori, sono intransigenti». E aggiunge: «I partecipanti sono obbligati ad indossare giacchetti ad alta visibilità, inoltre negli esami per il porto d'armi ci sono domande specifiche, soprattutto per la caccia al cinghiale sulle tecniche per determinare l'angolo di tiro. I capocaccia sono eruditi e fanno anche lezioni ai neofiti. A mio avviso si enfatizza troppo l'incuria - conclude -, il "rimbalzo" è tipico, episodi come quello accaduto a Riparbella invece sono assurdi, ma bisogna considerare che l'incidente, purtroppo può stare sempre dietro l'angolo. Possiamo solo lavorare sulla sicurezza». L'Atc nella Provincia di Livorno conta almeno 8000 doppiette facenti parte di più associazioni, un gruppo forte insomma. Anche l'assessore provinciale Paolo Pacini, che pratica anche la caccia al cinghiale esorta a fare la massima attenzione al momento del tiro. «Meglio rinunciare alla preda - apostrofa - piuttosto che rischiare, quando si spara ci deve essere la massima sicurezza di colpire l'animale altrimenti è preferibile lasciar perdere. Gli ultimi casi riguardano comunque situazioni imprevedibili. Alla caccia, d'altronde, - conclude - non si può rinunciare, fa parte di noi, della nostra identità». Dispiaciuto l'assessore all'agricoltura e alle attività venatorie del comune di Rosignano, Luca Agostini che si trova in vacanza e ha appreso dell'incidente capitato al compagno di squadra di caccia Paolo di Capua. «È stata un fatalità - commenta - mentre per l'incidente accaduto a Riparbella penso sia mancata la prudenza. Non si può sparare ad un cespuglio, dove si nota movimento,se non siamo certi di cosa andiamo a colpire. Tra l'altro ci sono tante specie animali che non vanno colpite, la prudenza non è mai troppa, va usata costantemente: per esempio dobbiamo assicurarci di scaricare il fucile una volta che si va a deporre. Bisogna agire in sicurezza, ma la caccia come attività non va demonizzata, ci sono gli stessi rischi di qualsiasi altro sport che utilizza le armi. Ogni settimana, per tre giorni, centinaia di cacciatori la esercitano, da novembre a gennaio, e tutto sommato gli incidenti che andrebbero completamente evitati non sono molti... Infine - conclude - esorto le squadre a non abbassare mai i livelli di attenzione e prudenza: la superficialità o l'eccessiva routine di molte procedure possono diventare il vero problema».
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