La manifestazione
La sentenza del Tar, ambientalisti soddisfatti: «Non si risolveva il problema della crisi idrica»
«Ora la Regione ci ascolti»
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Un pozzo di estrazione Wwf e Italia Nostra dopo lo stop alle concessioni per il salgemma
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CECINA. Ora la Regione ascolti le nostre ragioni. Lo chiedono il Wwf toscano e Italia Nostra dopo che il Tar ha annullato i decreti di rinnovo delle concessioni estrattive degli ex Monopoli dello Stato alla società Solvay. Una sentenza che è registrata come un successo dalle associazioni ambientaliste. In una nota stampa firmata dal presidente Marcello Demi e dal consigliere nazionale di Italia Nostra Mariarita Signorini si ribadisce un principio. E cioè che «è assolutamente inopportuno realizzare un invaso per stoccaggio d'acqua d'uso potabile proprio sopra una falda di ottima qualità e lo è a maggior ragione se si scopre che l'invaso sarà riempito con pessima acqua delle piene invernali del Cecina, quando la cosa più sana che possiamo trovarci sono gatti e topi morti affogati». Wwf e Italia Nostra aggiungono: «E' del tutto insensato infatti potabilizzare acqua sporca quando si dispone di acqua pulita mettendo pure a rischio la falda sottostante». E si afferma: « È ovviamente illegittimo aggirare una sentenza passata in giudicato con indicazioni meramente orientative, vaghe e ipotetiche. Dopo il pronunciamento del Tar, la Regione ha sostituito la prescrizione di realizzare l'invaso idropotabile nel Comune di Montescudaio, con la richiesta alla società Solvay di un contributo per realizzare un invaso in località Puretta (..ove questo possa essere realizzato) o per altre opere non specificate per soddisfare l'esigenza d'integrare l'approvvigionamento idropotabile. Ovvero si è tentato di sostituire una prescrizione folle, ma ben definita, con una talmente vaga da perdere ogni connotazione di prescrizione e il Tar non ha avuto incertezze nell'identificare e nel respingere il vero obiettivo del dispositivo: il fine perseguito dalla pubblica amministrazionr non è stato quello di trovare una modalità progettuale attuativa che assicurasse la soluzione alla crisi idrica nella valle del Cecina, ma quello di creare presupposti formali per il rapido rinnovo delle concessioni minerarie». E infine: «Evidenziamo inoltre un passo dell'ultima sentenza che lascia annichiliti. Il rappresentante della Provincia di Pisa, nella conferenza dei servizi esterna del febbraio 2008, ha dichiarato che la criticità degli approvvigionamenti della bassa Valdicecina si era ridotta rispetto al 2004 e che si sarebbe ridotta ulteriormente, tale dichiarazione sembra aver orientato la Regione a formulare prescrizioni per risolvere il solo approvvigionamento idrico dell'alta Valdicecina mentre l'originale progetto d'invaso idropotabile, pur nella sua follia, prevedeva di rifornire per il 65% la bassa Valdicecina e riservava soltanto il 35% all'alta Valdicecina». E concludono: «Restiamo allibiti di fronte a tali affermazioni e le giriamo ai cittadini locali così come le leggiamo. La netta sensazione è che la bassa Valdicecina abbia perso un treno importante per l'inerzia dei suoi rappresentanti».
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