La manifestazione
Stop all'estrazione del salgemma
Al.Be.
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Un impianto di estrazione Ricorso ambientalisti: il Tar blocca Solvay e Atisale
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CECINA. Stop all'estrazione a scopi industriali del salgemma dei giacimenti denominati "Cecina" e "Poppiano" da parte di Solvay. I giudici della seconda sezione del Tar hanno infatti accolto i ricorsi presentati nel 2009 dall'avvocato Claudio Tamburini, per conto delle associazioni ambientaliste, Wwf e Italia Nostra, contro la Regione (avvocati Lucia Bora e Fabio Ciari) e nei confronti della Solvay (avvocato Stefano Grassi) e dell'Atisale (avvocati Cristina Maltese e Simona Censi). Sono stati così annullati i decreti che rinnovavano per 30 anni le concessioni minerarie "Volterra" "Cecina" e "Poppiano" nei comuni di Volterra, Pomarance e Montecatini Val di Cecina. Il tutto essendo venuta a mancare una delle clausole perché fosse ritenuta positiva la compatibilità ambientale: la realizzazione del progetto "Idros" che doveva assicurare (nel comune di Montescudaio) uno stoccaggio di quantitativi d'acqua sufficienti a permettere da una parte l'uso industriale e dall'altra a soddisfare la sete d'acqua. Per i giudici il fatto che la Regione abbia accettato (dopo una prima bocciatura da parte del Tar e del Consiglio di Stato), come misura alternativa, la proposta di Solvay e Atisale di versare 4 milioni e 650mila euro per realizzare un invaso in località Puretta di Volterra (o in altra località), non garantisce nulla in quanto la Regione non ha verificato se l'invaso sia realizzabile e se risponda davvero all'obiettivo di sostituire il progetto "Idros" per la parte idro-potabile. Molte delle perplessità del WWF, fatte proprie dal Tar nella sua sentenza, sono relative alla crisi idrico-potabile dell'alta Val di Cecina: «in altri termini, una volta rilevata la persistenza della situazione di crisi idrica, quantomeno nell'alta Val di Cecina, l'Amministrazione Regionale avrebbe dovuto compiere una stima della capacità che l'invaso (parte idropotabile di IDRO-S o altra opera da realizzare) doveva avere per rispondere all'obiettivo» di limitare i prelievi nel sub-alveo del fiume Cecina, alla luce del fatto che «si è aggravata la situazione di criticità per il soddisfacimento dei fabbisogni idropotabili dell'alta Val di Cecina». E anche per quanto riguarda il progetto IDRO-S «non è stato adeguatamente considerato lo studio di approfondimento che aveva evidenziato, in riferimento all'altezza media (mt. 10) degli invasi ad uso industriale, il pericolo della formazione di complessi mercurio organici, quali il metilmercurio». E anche il fatto che il procedimento di approvazione dell'invaso in località Puretta sia in una fase tutt'altro che avanzata è decisivo, secondo i giudici, perché «un eventuale arresto procedimentale determinerebbe quello sganciamento tra la parte industriale e la parte idropotabile del progetto "Idro-S" che l'amministrazione regionale intenderebbe evitare».
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