Finanza
«Basta stragi e basta parole»
Rino Bucci
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23 settembre: la Panda in cui morirono i due bambini con i loro nonni Sara su quel tratto ha perso figli e genitori
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CASTAGNETO. Quando ha saputo che su quella strada hanno perso la vita altre due persone si è sentita morire. «Non ho neanche avuto la forza di leggere il giornale». Lei, Sara Leonelli, in quel tratto ha visto morire i genitori e i suoi due figli di 4 e 9 anni. Era il 23 settembre quando uno schianto contro un platano si è portato via tutta la sua famiglia. L'incidente ha cambiato la sua vita e quella del marito Piero Tuci. Oggi il bar Tai-Pan che Sara gestiva a Castagneto è chiuso e la coppia si appresta a vivere il più duro dei Natali. A consolare quel che resta di una famiglia, i parenti più stretti. Nonostante il dolore, la donna vuole aggiungere la sua voce al coro di chi è stanco di vedere i morti lungo la vecchia Aurelia. Dal '98 a oggi sono state ben 21 le vittime sulla vecchia via romana. Troppe. «A questo punto - interviene Sara, con un filo di voce - è il caso che si faccia qualcosa di concreto. Chi di dovere si deve assumere le proprie responsabilità e rendere più sicura quella strada maledetta. È arrivato il momento che non ci muoia più nessuno. Il prezzo che ho dovuto pagare è stato altissimo: ci ho lasciato i miei bimbi e miei genitori. Prima c'era morta una parente di mia madre. Ora basta parole, si deve intervenire». Tagliando i platani? «Le piante non hanno colpa, ma la vita è troppo importante. Non ho soluzioni in tasca, penso solo che alberi così grandi non ti lascino scampo. Non so se i ragazzi senegalesi viaggiassero forte, non ho avuto la forza di leggere il giornale, ma sono sicura che mio padre rispettasse i limiti, soprattutto con i bambini in auto. Forse si potrebbero togliere alcuni platani, non tutti. L'importante, lo ripeto, è che chi ha il potere intervenga». Magari piazzando un guardrail? «Potrebbe essere una soluzione importante. Anche perché quella strada è stretta, spesso attraversano gli animali all'improvviso e i conducenti possono essere colpiti da malore. Non serve viaggiare a velocità folli per morire. Ripeto, mio padre non lo faceva. La vita e la sicurezza dei viaggiatori vanno tutelate. Per questo sono al fianco di chi si batte per cambiare questa situazione». È più tornata sul luogo dell'incidente? «Certo, mi è capitato spesso. E, sono certa che se ci fossero state le protezioni necessarie oggi i miei bambini sarebbero vivi».
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