Sicurezza
Treni nel caos, pendolari a piedi
Alessandro De Gregorio
Ritardi e soppressioni per tutta la giornata sulla dorsale tirrenica
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CECINA. Decine di pendolari rimasti a piedi a causa della neve. Anzi, del gelo che aveva mandato in tilt gli impianti di apertura e chiusura dei vagoni e delle locomotive. Gli effetti del white bloc, come è stata ribattezzata la paralisi delle strade causata in tutta Italia dal grande freddo, si sono sentiti anche tra i lavoratori che si muovono in treno lungo la dorsale tirrenica. E mentre a Cecina in qualche modo (tra addetti alla biglietteria e circuiti telematici) qualche spiegazione è stata data, in stazioni come quella di Donoratico dove ormai è tutto automatizzato il blackout è stato totale. Ieri mattina i pendolari non hanno potuto contare nemmeno sui monitor e sugli altoparlanti, messi fuori uso dalla neve. «E' incredibile - dice uno dei pendolari, Francesco Chioini - siamo stati tutta la mattina ad aspettare un treno per andare al lavoro a Livorno o Pisa. Saremo stati in trenta. Nell'arco di tutta la mattinata non abbiamo visto passare neanche un convoglio in direzione nord. Ne è transitato uno solo, diretto a Grosseto, alle 11. Portava 195 minuti di ritardo. Siamo rimasti tutti lì per ore e ore ad aspettare, perché non potevamo fare altrimenti: i monitor erano fuori uso, gli altoparlanti muti, nessuno che ci dicesse cosa fare. Nessuno se la sentiva di andarsene, se da un momento all'altro fosse passato un treno non avremmo saputo come giustificarci. Ma alla fine ci siamo arresi tutti. Anch'io sono rimasto oltre quattro ore in attesa alla stazione. A mezzogiorno ho telefonato al mio datore. Ho perso una giornata di lavoro e come me le altre decine di persone che erano lì». «La mobilità è stata sempre garantita - replicano da Trenitalia - anche se non con la tempistica e gli orari ordinari. Stiamo facendo il possibile, sono giornate infernali, ma ieri era meglio di oggi e domani sarà meglio ancora. Lentamente e con un po' di pazienza torneremo alla normalità». Ieri pomeriggio alla stazione di Cecina i viaggiatori di pazienza ne hanno avuta, e anche parecchia. Si sono rassegnati alla cabala, salendo sul primo treno utile per recarsi a nord o sud. Monitor e altoparlanti funzionavano, sì, ma non fornivano buone notizie: treni soppressi, partenze e arrivi indeterminati, alle 17 i ritardi erano di un'ora e mezzo per un paio di locali (gli unici) provenienti uno da Livorno e l'altro Piombino. Pullman alternativi? Zero. Del resto avrebbero avuto vita dura, soprattutto quelli diretti verso nord. Non resta che sperare che piova. O splenda il sole.
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