Il Tirreno

 LIVORNO. Il tempo di un'udienza, poco più di un'ora, e poi di nuovo ...

Alessandro De Gregorio

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 LIVORNO. Il tempo di un'udienza, poco più di un'ora, e poi di nuovo i ferri stretti attorno ai polsi. E di nuovo il carcere. Roberto Ridi è stato riaccompagnato alle Sughere dopo aver respirato una boccata di quasi libertà. Dietro le sbarre trascorrerà questo Natale, il prossimo e poi (forse) potrà tornare alla sua famiglia. Ma per il momento no.  Ieri mattina a Livorno l'ex consigliere del Pdl di Castagneto ha patteggiato cinque anni per altrettante rapine: due consumate, tre tentate. Poteva andargli peggio, molto peggio, lo sapeva bene anche lui stesso. E forse per questo è apparso dimesso ma apparentemente sereno. Camicia azzurra, giacca blu, occhiali dalla montatura leggera, sembrava tutto fuorché un rapinatore.  Eppure è quanto ha fatto, ha rapinato. Anche se in modo che più goffo non si poteva. Difeso dall'avvocato Enrico Marinai, ieri Ridi si è presentato nell'aula del giudice dell'udienza preliminare Rinaldo Merani davanti al magistrato e al pubblico ministero Fiorenza Marrara. Nessuno si è costituito parte civile in questo processo che si è aperto e concluso nel giro di un'ora. Un'ora intensa, in cui le parti hanno discusso prima di trovare un punto d'intesa.  Sul tavolo del giudice c'era la piena confessione di Ridi per le rapine negli uffici postali di Casale (il 16 aprile) e di Ponteginori (il 13 maggio), e per quelle tentate di Quercianella (il 23 marzo e il 6 maggio) e di Gavorrano (l'8 giugno). Cinque colpi eseguiti con un travestimento da banda bassotti: k-way scuro, un paio di occhiali neri e un cappellino da baseball. Ma anche una pistola, pur se scarica. L'uso dell'arma e la reiterazione del reato hanno pesato parecchio nella trattativa tra le parti. Puntando sul passato irreprensibile di Ridi, sulla confessione, sull'età (66 anni), sui sei mesi di detenzione già trascorsi in carcere e sulla stessa condotta tenuta dall'imputato alle Sughere, la difesa avrebbe preferito il giudizio abbreviato per beneficiare dello sconto di un terzo della pena e ottenere la sospensione condizionale. Ma Merani ha fatto capire che la pena non sarebbe scesa molto. Perché i reati, uniti dal vincolo della continuazione, erano aggravati dalla pistola. In teoria si poteva andare da quattro anni e mezzo a venti. Un rischio troppo alto. Di qui la decisione di chiudere a cinque anni. Ridi dovrà scontare altri diciotto mesi oltre ai sei già trascorsi alle Sughere. Poi, quando avrà maturato almeno due anni di detenzione, potrà chiedere i domiciliari e l'assegnazione ai servizi sociali. Quindi nel giugno 2012. Fino ad allora dovrà rassegnarsi. E magari continuerà a scrivere dal carcere, come ha fatto finora.  

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di Redazione web