Sicurezza
Salute mentale, niente investimenti
Rino Bucci
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Linterno del pronto soccorso Le associazioni della salute mentale chiedono una struttura per le crisi acute Sette associazioni accusano: «I progetti non decollano»
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ROSIGNANO. Nello spazio finale della conferenza dei servizi, riservato agli interventi, non sono mancate le critiche sulle ultime scelte dell'Asl. A sollevare molte perplessità sono state ben sette associazioni che riuniscono i familiari di persone affette da problemi di salute mentale. «Parlo a nome di sette associazioni (Mediterraneo e Avofasam di Livorno, Velasentite e Nonsiamosoli della Bassa val di Cecina e Ci sono anch'io, Comunicare per crescere e il Gabbiano della Val di Cornia) - ha esordito Loredana Bartolini - vogliamo fare alcune considerazioni generali su temi che riteniamo importanti. Purtroppo, da alcuni anni per le tutela delle persone affette da problemi di salute mentale non ci sono più investimenti significativi. In Bassa val di Cecina e in val di Cornia chiediamo da tempo il completamento della rete dei servizi di salute mentale, ma né la precedente direzione generale ha mantenuto gli impegni assunti anche pubblicamente nella Conferenza dei servizi del 2006 né, ad oggi, questa direzione, che nel 2009 ci aveva manifestato l'intenzione di dare seguito ad alcuni interventi essenziali». Bartolini ha elencato gli investimenti, da tempo programmati, ed indispensabili sul territorio. «Penso all'organizzazione in Bassa val di Cecina - ha proseguito - di strutture per la gestione immediata della crisi acuta nelle 24 ore, magari presso il Csm, garantendo però il personale necessario senza dover ridurre gli interventi domiciliari e nei centri diurni. Inoltre, la struttura residenziale ad alta intensità assistenziale in Bassa val di Cecina che non ha mai visto la luce. Un servizio già progettato nel Piano integrato della sanità 2005-2007, per il quale non è mai stata indetta una gara, prevista all'inizio. La struttura è stata accantonata per ricercare altre soluzioni per poi essere riproposta con la promessa dell'ex direttore Mariotti di avviarla tra la fine del 2008 e l'inizio del 2009». Infine, il problema della mancanza di personale. «Deve essere garantito il mantenimento dell'organico per i percorsi di cura minimi - ha concluso Bartolini - è fondamentale. Devono anche essere consentite le sostituzioni in caso di trasferimenti o pensionamenti». Secca la replica del direttore generale Monica Calamai. «Serve una visione d'insieme - ha detto - non possiamo ragionare per settori. Siamo tra le aziende che spendono più risorse per il distretto di salute mentale. Basti pensare che riesce a ricevere più soldi di quanti ne vengono spesi per la cura delle persone affette da diabete. Siamo in un momento in cui si vive la tensione di dover salvare la sanità. E, se il 2011 si prospetta un anno nero, il 2012 sarà anche peggiore».
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