Il Tirreno

Dune Mosse, una denuncia per il cemento in spiaggia

Dune Mosse, una denuncia per il cemento in spiaggia

Chiuse dalla finanza le indagini sull'ecomostro

2 MINUTI DI LETTURA





VADA. Sostanziale difformità dalla concessione e traslazione delle opere verso il mare. Insomma, un cantiere autorizzato ma non sul bagnasciuga. Le fiamme gialle hanno chiuso il caso Dune Mosse motivando così la denuncia a carico di Maria Bruno, responsabile legale della società. Le vengono contestate l'abusiva occupazione del demanio marittimo e le variazioni essenziali al permesso di costruire. E mentre Dune Mosse sta preparando il ricorso al Tar, è cominciato l'iter che condurrà all'abbattimento di quello che è stato ribattezzato l'ecomostro di Vada. Lo confermano i finanzieri del reparto operativo aeronavale.

Su mandato della Procura, alla quale a ottobre era giunto un esposto, le fiamme gialle coordinate dal tenente colonnello Luca De Paolis hanno infatti fatto emergere «diverse gravi irregolarità inerenti una nuova costruzione all'interno dello stabilimento balneare, destinata alla ristorazione e al noleggio di imbarcazioni e attrezzature da spiaggia». La piattaforma (oltre 250 metri quadri) poggiante su 62 colonne in cemento armato erette sul lido del mare, con inizio sulla battigia e per un fronte di circa 50 metri per 5 di profondità, «si presentava difforme per le modalità di realizzazione e soprattutto per l'essere stata "traslata" verso il mare rispetto ai progetti a suo tempo approvati dall'amministrazione comunale e dalla Sovrintendenza per i beni architettonici e per il paesaggio di Pisa». Dune Mosse aveva presentato un progetto di ampliamento nel giugno dello scorso anno, autorizzato dal Comune. E su quello intende dare battaglia.

Ma la Finanza ribadisce di aver accertato «una sostanziale variazione del permesso a costruire a suo tempo acquisito dal concessionario, che oltre ad aver abusivamente occupato una porzione di spiaggia adibita per legge alla libera fruibilità era venuto anche meno al precetto autorizzativo della facile amovibilità delle opere, certamente non ravvisabile nell'imponente struttura delle fondamenta ancorate al solaio». Il resto è noto. Con ordinanza 649 del 2 dicembre il Comune ha stabilito la demolizione delle opere in corso e il ripristino dello stato dei luoghi, da eseguirsi entro 90 giorni a cure e spese della parte. Anche la Sovrintendenza ha già annunciato che revocherà il proprio nullaosta pronunciato a suo tempo.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Attenzione

Ritiro urgente nei supermercati Conad di albume d’uovo per rischio salmonella

di Redazione web