Il Tirreno

In aula il giallo del subappalto

I carabinieri sul cantiere
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I carabinieri sul cantiere

Ucciso da una fioriera durante i lavori all'hotel Paradiso verde Cominciato il processo nei confronti del titolare della ditta

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 CECINA. Lo sapeva o no che quei lavori erano stati subappaltati? Ademaro Dani non potrà sciogliere questo dubbio. Perché è morto il 2 aprile 2009, schiacciato da una fioriera di cemento di tre quintali. Per quel tragico episodio ieri in tribunale si è aperto il processo nei confronti di Raffaele Mattiello, titolare della ditta di costruzioni Fe.Fa. che aveva in appalto i lavori per l'ampliamento dell'hotel Paradiso verde a Marina di Bibbona. Dani, proprietario dell'albergo e committente dei lavori, morì nel cantiere per un errore di manovra del gruista Giuseppe Pirrone. Quest'ultimo aveva patteggiato una pena di un anno uscendo dal procedimento. Dove invece è rimasto Mattiello, accusato di omicidio colposo. All'imputato (difeso dagli avvocati Nando Bartolomei e Claudio Cataldo) viene appunto contestato il fatto di aver subappaltato alcune opere alla Habitat di Pirrone senza dichiararlo al committente (Dani) e al direttore dei lavori e responsabile della sicurezza, l'ingegnere Luciano Lorenzi.  Ieri davanti al giudice Elsa Iadaresta (pm Giuseppe Rizzo) sono sfilati i testimoni. Massimo Graziani, ispettore Asl, ha detto che «Mattiello continuava a essere il referente del Dani ma aveva affidato in subappalto alcuni lavori a Pirrone senza dirlo al committente. Noi eravamo già andati un paio di volte in quel cantiere per contestare violazioni alle norme sulla sicurezza. Ricordo che pochi mesi prima, nel dicembre 2008, Lorenzini mi presentò Pirrone». Lorenzini dunque sapeva del subappalto? «No, non sapevo nulla - ha risposto lo stesso ingegnere in aula - Mattiello mi disse che Pirrone era solo il suo capocantiere, insomma un suo dipendente».  «Ma non era Menditto il capocantiere?» ha chiesto Bartolomei. «No - ha negato ancora Lorenzini - lui si occupava di cemento armato».  Hanno deposto anche Daniele Dani e Alessandro Ciulli, rispettivamente figlio e genero della vittima. E Salvatore Menditto, che ha confermato la linea difensiva: sul cantiere c'era la Habitat di Pirrone, gli operai (ma anche Lorenzini) si rapportavano con lui.  Il processo è stato rinviato a maggio 2011 per l'esame dei consulenti. A giugno discussione finale e sentenza. A.d.G.

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