Attenzione
«Quelli non erano i quadri rubati»
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Un momento del processo in tribunale Il geometra si difende in aula: «Svaligiarono davvero casa mia Anche sulla cassaforte fu un errore spaventoso dei carabinieri»
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ROSIGNANO. L'allarme non fu inserito inavvertitamente «perché andavamo a prendere un gelato, mica in settimana bianca». I quadri ritrovati nella sua casa di Livorno non erano gli stessi rubati nella villetta di Chioma «perché le sette rose sono un classico di Madiai che ne avrà dipinte duemila». E quello stereo particolare «era uno identico che mi aveva regalato un mio amico». Stefano Del Carratore si è difeso così dalle accuse di simulazione di reato aggravata e tentata truffa all'assicurazione. Ieri il cinquantottenne geometra livornese è comparso davanti al giudice Antonio Del Forno e ha risposto alle domande del pubblico ministero Massimo Mannucci. Ma anche a quelle dell'avvocato Domenica Morza che rappresenta la parte civile, la Ras Allianz. E sono state tante, le domande. La compagnia all'epoca si rifiutò di pagare il premio (circa 28mila euro) chiesto dal geometra per un presunto furto avvenuto nella propria villetta di Chioma, in via vecchia Aurelia, il 31 agosto 2004. Ora è la Ras a chiedergli 20mila euro di risarcimento. Difeso dall'avvocato Ugo Boirivant, l'imputato ha ripercorso quella giornata quando era in corso un trasloco da un'ala all'altra della villetta. L'indomani avrebbe dovuto abitarci l'ex moglie. «Ci stavamo separando». Del Carratore in denuncia disse che alle 13,20 era uscito di casa a piedi insieme alla figlia e alla ex moglie, per prendere un gelato; e che al ritorno (alle 15,30) aveva trovato un vetro della porta sfondato. I ladri, aggiunse, avevano rubato quadri pregiati del pittore Mario Madiai, una cassaforte contenente orologi Rolex e Baume & Mercier, uno stereo Bang & Olufsen pagato circa quattro milioni di lire nel 1993. Successivamente i carabinieri perquisirono l'abitazione di Chioma, nella cui camera trovarono una cassaforte simile. «Fu un errore spaventoso dei carabinieri - ha detto ieri Del Carratore - quella cassaforte era più piccola, rossa e nera e non bordeaux, l'aveva regalata a mia figlia il suo ex compagno». I carabinieri perquisirono anche un'altra abitazione usata da Del Carratore a Livorno, in via Ravizza. Trovarono quattro Madiai: rose e ritratti. E uno stereo Bang & Olufsen: «I quadri erano altri che mi ero ricomprato. Per lo stereo fu ancora il mio amico Paolo Neri, al quale avevo commissionato l'acquisto del primo, a regalarmi il suo usato quando seppe che me l'avevano rubato. Disse che tanto voleva comprarsene uno nuovo». «Allora perché - ha chiesto il pm - Neri ha negato il primo acquisto e ha affermato di avergli regalato il secondo stereo prima del furto?». «Neri è uno così - ha risposto l'imputato - non si ricorda cosa ha fatto la settimana scorsa...». Poi ancora i quadri. Il pm ha ricordato un paio di dichiarazioni di vendita fatte per iscritto da due pittori e galleristi. Una di Massimo Fraddanni, che reca la firma del 29 maggio 2004. «La feci fare retrodata alla vendita per chiedere il rimborso all'assicurazione». E un'altra di Luca Bernini, datata 3 settembre 2004, quindi successiva al furto. «Non so rispondere». Il processo è stato rinviato al 25 febbraio per la discussione finale. A.d.G.
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