Sicurezza
Lo sfogo della mamma di Donatella Bertini
«Non mi arrenderò mai i medici devono pagare»
Rino Bucci
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BIBBONA. «Non avrò pace fino a che non sarà fatta giustizia». Lo ripete con gli occhi velati dalle lacrime Pina Marciano. Sua figlia, Donatella Bertini morì nel 2002 a 36 anni. Era un'afosa giornata di luglio quando entrò al bar Roma a Cecina. Chiese un bicchiere d'acqua, ma gli fu dato per sbaglio dell'acido fluoridrico (antiruggine). Un sorso fatale. Prima l'arrivo dei soccorsi, poi le cure all'ospedale di Cecina, infine il trasferimento e la morte in terapia intensiva a Livorno. Ieri, a otto anni di distanza era il giorno della sentenza in Cassazione a Roma. La donna, che è assistita dagli avvocati Nando Bartolomei e Cristiano Ballarini, sta aspettando la risposta della Corte che si è riservata qualche giorno per decidere. Nei primi due gradi di giudizio furono assolti i quattro medici che curarono Donatella, mentre venne condannato ad un anno e quattro mesi (pena sospesa) Agostino Gianneschi, titolare del bar Roma. Un epilogo che Pina non riesce proprio a mandare giù. «Sono convinta - continua la donna - che i dottori avrebbero pututo salvare mia figlia. E devono pagare per questo». Parole pesanti, uno sfogo che la donna si lascia andare mentre, nella cucina di casa, guarda la foto della figlia. Accanto a lei, Agostino Gianneschi, ex titolare del bar dove Donatella bevve l'acido. «Ci siamo avvicinati, ma ad Agostino - continua Pina - non perdono alcune azioni. Come aver inaugurato il bar il giorno della morte di mia figlia e di non essere andato al pronto soccorso a comunicare cosa c'era nella bottiglia. Ma anche lui, come me in questa storia, ci ha perso la salute. In questi anni sono stata molto depressa, ho tentato anche il suicidio e mi sono salvata solo grazie a chi mi sta vicino. Donatella era una persona fantastica e chi me l'ha portata via deve pagare, mi sogno spesso il suo ultimo giorno. Anche se la Cassazione confermerà il secondo grado continuerò a battermi per mia figlia. La prossima settimana sarò in televisione per raccontare questa storia».
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