Attenzione
Vada, il cemento sul mare sarà demolito
Alessandra Bernardeschi
Edificio in spiaggia, la gente si ribella e il Comune ordina l'abbattimento. Il sindaco ha firmato un'ordinanza in cui si intima al proprietario di demolire il tutto entro 90 giorni «ripristinando lo stato dei luoghi».
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VADA. Nel cuore della Mazzanta, a Vada, dove il mare si sta mangiando inesorabilmente metri di arenile, oggi c'è uno scheletro in cemento armato, un abbozzo di piattaforma grigia i cui pilastri sono a pochi passi dall'acqua. Si tratta del cantiere del bagno Dune Mosse.
I residenti lo hanno chiamato ecomostro, per il Comune di Rosignano è una patata bollente che sta mettendo in subbuglio amministratori e uffici. Sta di fatto che ieri il sindaco ha firmato un'ordinanza in cui si intima al proprietario di demolire il tutto entro 90 giorni «ripristinando lo stato dei luoghi».
La vicenda inizia nel giugno 2009, quando la società Dune Mosse presenta un progetto di ampliamento del bagno fino ad allora adibito a noleggio di attrezzature da mare e barche. Si prevede una struttura coperta e fissa con bar e ristorante e la concessione di uno specchio d'acqua di 1500 metri quadrati per ormeggi. Ma non appena si inizia a palificare su quel tratto di arenile tra il Punto Azzurro ed il vecchio pontile Lamberti, si scatena un putiferio.
Ad urlare allo scandalo sono proprio i cittadini di Vada che non riescono a spiegarsi come il Comune abbia potuto dare il nullaosta per la realizzazione di uno stabilimento balneare in cemento a filo di battigia dopo aver sospeso, per problemi di erosione, la realizzazione di cinque Punti Azzurri su tratti limitrofi di costa. Così partono i sopralluoghi dei tecnici comunali, della Capitaneria di Porto, le misurazioni con strumenti satellitari, fino ai controlli della Guardia di Finanza su incaricato della Procura di Livorno.
A fine ottobre il Comune si convince a sospendere per "difformità rispetto al progetto originale inserito nel regolamento urbanistico". La stessa Soprintendenza di Pisa, tirata in ballo per aver autorizzato quel tipo di intervento, disconosce il progetto attuale. Si arriva così alla giornata di ieri quando arriva l'ordine. «La decisione - spiega l'assessore all'urbanistica Margherita Pia- è stata presa dopo aver vagliato attentamente la memoria presentata dalla società Dune Mosse». Ma il titolare della società non si arrende e intanto annuncia il ricorso al Tar.
I residenti lo hanno chiamato ecomostro, per il Comune di Rosignano è una patata bollente che sta mettendo in subbuglio amministratori e uffici. Sta di fatto che ieri il sindaco ha firmato un'ordinanza in cui si intima al proprietario di demolire il tutto entro 90 giorni «ripristinando lo stato dei luoghi».
La vicenda inizia nel giugno 2009, quando la società Dune Mosse presenta un progetto di ampliamento del bagno fino ad allora adibito a noleggio di attrezzature da mare e barche. Si prevede una struttura coperta e fissa con bar e ristorante e la concessione di uno specchio d'acqua di 1500 metri quadrati per ormeggi. Ma non appena si inizia a palificare su quel tratto di arenile tra il Punto Azzurro ed il vecchio pontile Lamberti, si scatena un putiferio.
Ad urlare allo scandalo sono proprio i cittadini di Vada che non riescono a spiegarsi come il Comune abbia potuto dare il nullaosta per la realizzazione di uno stabilimento balneare in cemento a filo di battigia dopo aver sospeso, per problemi di erosione, la realizzazione di cinque Punti Azzurri su tratti limitrofi di costa. Così partono i sopralluoghi dei tecnici comunali, della Capitaneria di Porto, le misurazioni con strumenti satellitari, fino ai controlli della Guardia di Finanza su incaricato della Procura di Livorno.
A fine ottobre il Comune si convince a sospendere per "difformità rispetto al progetto originale inserito nel regolamento urbanistico". La stessa Soprintendenza di Pisa, tirata in ballo per aver autorizzato quel tipo di intervento, disconosce il progetto attuale. Si arriva così alla giornata di ieri quando arriva l'ordine. «La decisione - spiega l'assessore all'urbanistica Margherita Pia- è stata presa dopo aver vagliato attentamente la memoria presentata dalla società Dune Mosse». Ma il titolare della società non si arrende e intanto annuncia il ricorso al Tar.
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