La protesta
Stop al fotovoltaico nell'eldorado dei vini Pronte nuove norme
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In alto, da sinistra un parco fotovoltaico e i sindaci Benedetti e Tinti 3 MINUTI DI LETTURA
CECINA. Fa discutere il fotovoltaico in campagna. Perché dopo il via libera al parco vadese di via della Torre (12 ettari di pannelli per oltre 200 kilowatt) sono ora in molti a temere una corsa, anche nel nostro territorio, al business energetico su terreni a vocazione agricola. E a paventare il rischio che, nel nome degli incentivi promessi anche dal nuovo conto energia 2011, si mettano a repentaglio attività agricole e produzioni locali anche consolidate. Preoccupazioni recepite anche a Cecina e a Castagneto. Con una differenza. Che se il Comune di Cecina - nel suo regolamento urbanistico - ha previsto una norma che impedisce l'installazione di impianti a terra su terreni agricoli, il Comune di Castagneto questo strumento non lo possiede ancora. E sta seriamente pensando di introdurre accorgimenti che prevedano una sorta di zonizzazione in modo di impedire l'assalto energetico nell'eldorado dei vini. «Certo - conferma il sindaco di Cecina Benedetti - noi prevedemmo questa norma anche perché le aree agricole a Cecina erano piuttosto limitate. E comunque è vero il fatto che di fronte alla normativa nazionale ogni provvedimento locale rischia di essere impugnato». Concetto, quest'ultimo, che aveva ricordato anche l'assessore all'urbanistca di Rosignano Margherita Pia di fronte alla polemica scoppiata per il mega parco di Vada. «Abbiamo le mani legate», disse Pia. Salvo poi verificare che, oltre a Cecina, un comune confinante come Collesalvetti ha adottato misure per impedire il proliferare dei pannelli nei campi di granturco. Misure che se non risolveranno il problema, potrebbero comunque funzionare da disincentivo nei confronti di un privato che sceglierebbe altre strade prima di imbarcarsi in un ricorso amministrativo. Anche a Castagneto si è pronti a tutelare il paesaggio e la produzione agricola. Sono già stati portati in consiglio comunale degli emendamenti al regolamento urbanistico per porre i primi limiti. Oggi lo strumento di programmazione stimola l'utilizzo di fonti rinnovabili per le nuove costruzioni e per le strutture turistico ricettive. Una scelta - questa degli incentivi alle fonti alternative - che il sindaco Tinti definisce «giusta», ma che «deve essere misurata e non andare a scapito delle produzioni agricole d'eccellenza e delle zone di pregio ambientale. Delle novità arrivano nelle ultime ore dal ministero delle politiche agricole in quanto è stata approvata la norma che non consente di costruire su terreni agricoli impianti fotovoltaici a terra superiori a 1 Mw. Questo per proteggere il terreno agricolo dalle speculazioni industriali. «Serve una regolamentazione precisa - dichiara Tinti - e con questa ultima norma approvata sono stati ottenuti risultati buoni. Ad ogni modo siamo pronti a metter mano sul regolamento urbanistico qualora trovassimo le richieste non idonee. L'istallazione di pannelli fotovoltaici di grandi dimensioni determinano un cambiamento irreversibile e rappresentano un segnale di rallentamento e di non sviluppo. Accetto l'istallazione in aree industriali, zone dimesse, ma non nei terreni agricoli». Proprio a metà gennaio il sindaco ha organizzato un momento di confronto e di riflessione sulla questione. Su cui interviene anche il presidente provinciale di Coldiretti Simone Ferri Graziani: «Il fotovoltaico può essere un'alternativa ma devono essere utilizzate aree marginali, terreni non più produttivi. Oggi l'Italia importa dall'estero il 60% dell'agroalimentare. Non si può pensare di non produrre più». La soluzione? «Cercare di individuare aree apposite», dice Ferri-Graziani perchè «di fronte a 4-5000 € ad ettaro» un coltivatore diretto potrebbe facilmente traballare.
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