Proteste
Monicelli e l'aquilone a Castiglioncello decise il cast dei "Compagni"
◗
Una bella foto di Mario Monicelli con Suso Cecchi DAmico destate a Castiglioncello Il sindaco Franchi: per noi è stato un onore ospitarlo per tanti anni e tenere a battesimo i suoi capolavori
3 MINUTI DI LETTURA
A distanza di appena quattro mesi dalla scomparsa della grande Suso Cecchi D'Amico, è venuto a mancare un altro pilastro del cinema e della cultura italiana, il regista Mario Monicelli, che, proprio insieme alla Signora Suso, ha trascorso lunghi periodi di vacanza creativa a Castiglioncello dove sono nate alcune delle pellicole più belle e significative della storia cinematografica italiana». Così il sindaco Alessandro Franchi. «Fa piacere - aggiunge Franchi - ricordarli così questi due giganti del nostro cinema: durante le loro vacanze-lavoro, impegnati a dibattere, discutere, immaginare, scrivere copioni, limare riscritture. Ancora fino al 2004 Suso Cecchi D'Amico ha lavorato fianco a fianco con l'amico Mario Monicelli. Abbiamo avuto il piacere e l'onore di averlo ospite a Castiglioncello e di conoscerlo personalmente e questo fa sì che ancor più profondo sia il vuoto generato dalla sua scomparsa. Rimarranno per sempre invece i suoi grandi capolavori cinematografici, testimonianza concreta del suo genio». Lo scultore Mimmo Di Cesare ricorda «Mario Monicelli genio e maestro del cinema italiano. Elegante, ironico, uomo di immensa vitalità e intelligenza, burbero ma umanissimo, curioso, attento aveva sempre qualcosa da fare. Giorni fa era in piazza a Roma a protestare per i tagli della cultura. Uomo di sinistra antifascista. L'ho conosciuto alcuni anni fa da Suso Cecchi d'Amico, dove era di casa. Vedo la sua figura scarna, un po' schiva e mai reticente di affettuosa cordialità. Inoltre la lucida impeccabilità del suo linguaggio colto ed essenziale. Un aneddoto che ricordo volontieri - dice lo scultore - è quando, diversi anni fa, eravamo al Caffè Ginori di Castiglioncello e Suso doveva dedicare il suo libro "Storia di cinema e d'altro" a diversi amici che ne erano sprovvisti. Ricordo quella simpatica e originale tarda mattinata in cui Mario Monicelli aiutava la cara Suso a dedicare dei pensieri originali e affettuosi ai vari richiedenti. Se pensiamo che pochi anni fa, con oltre 90 primavere sulle spalle, ha girato il suo ultimo e importante lavoro in Africa lavorando con grande determinazione ed impegno, non ci stupiamo che Mario Monicelli abbia rappresentato un periodo straordinario della cultura e del nostro cinema e non finiremo di ringraziarlo per quanto ci ha donato». Anche Massimo Ghirlanda, direttore del Centro studi commedia all'italiana di Castiglioncello, sottolinea il legame tra i due giganti del cinema. «Suso diceva di lui che era una delle poche persone al mondo con cui si trovava bene e con il quale si sarebbe accompagnata in qualsiasi circostanza. Entrambi vissuti a Roma, ma toscani. E se la toscanità è entrata con successo nel cinema, con tutta la simpatia tagliente e intelligente della commedia all'italiana, lo deve essenzialmente a loro. Molte sono le foto che li ritraggono insieme e, molte, tra le più belle, scattate proprio a Castiglioncello, dove Monicelli veniva ospite dei d'Amico. Ne esiste anche una dove Monicelli non c'è, ma che lo riguarda: si vede Mastroianni che, sulla passeggiata a mare, cerca di far volare un aquilone da lui costruito. Ebbene fu in quel giorno che, a Castiglioncello, Monicelli chiese a Mastroianni di fare la parte della prof. Sinigaglia nel film "I compagni", un film nel quale Monicelli credeva molto e che invece fu un fiasco colossale, almeno in Italia, ma non all'estero. Il cinema che gli piaceva fare era quello senza messaggi, dove nulla c'è di patetico e sentimentale. Diceva di non aver mai dichiarato a una donna "Ti amo". E tuttavia le donne erano considerate esseri superiori e se la vita gli aveva dato tre figlie, gli piaceva immaginare, era perché così le aveva volute lui. Il mestiere gli veniva da lontano: dal padre, valente giornalista, che aveva fondato la prima rivista di cinema, "Lux et umbra"; e dall'infanzia, quando la madre lo lasciava in piccole e sporche sale cinematografiche di periferia, mentre lei andava a fare le commissioni. Era in quei pidocchietti, a balia del cinema, che era nato l'amore per questo mestiere».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
