Attenzione
Amianto, cento nuove cause
Lavoratori di Solvay e ditte chiedono i benefici all'Inps
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ROSIGNANO. Circa cento nuove cause legali sono state presentate all'Inps per il riconoscimento dell'esposizione all'amianto di lavoratori dello stabilimento Solvay e di ditte appaltatrici, dopo le sentenze positive dei primi mesi del 2010. Una valanga di richieste che si aggiungono a quelle finora presentate dai colleghi del settore della manutenzione, fino a pochi mesi fa unici intestatari dei benefici contributivi, ossia il pensionamento anticipato. Una cinquantina di questi si sono riuniti domenica mattina nella sede del Pd di Marittimo. Nel pomeriggio nuovo incontro a Palazzi. Con loro l'avvocato Ezio Bonanni, legale lavorista, che segue cause sull'amianto in tutta Italia. Sì, perché questo centinaio di cause in realtà sono congelate. La sanatoria che indicava il 30 giugno scorso come limite entro il quale presentare ricorsi non li include. Ma perché allora hanno fatto causa ugualmente? Secondo questi lavoratori e l'avvocato ci sono margini di speranza. Le ragioni vanno cercate in alcune sentenze pronunciate nei primi mesi del 2010. Sentenze, tutte positive, che sono state inoltrate prima del 2003, limite stabilito dalla legge per il riconoscimento dell'esposizione all'amianto. Questi pronunciamenti, 4 o 5, hanno di fatto aperto un nuovo corso. Fino a quel momento i pochi lavoratori del settore che avevano fatto causa avevano tutti perso. «La svolta positiva - spiega l'avvocato - arriva in seguito a un sopralluogo eseguito nel dicembre 2009 su richiesta della dottoressa Jacqueline Monica Magi, giudice del tribunale di Livorno. I sopralluoghi rilevano la presenza di amianto». Questo nuovo elemento induce i colleghi nelle stesse condizioni, che avevano ricevuto sentenze negative (precedenti al sopralluogo del 2009), a fare ricorso. «Una quindicina - afferma Riccardo Baldanzi, uno dei cento delle nuove cause - per i quali, sulla base delle sentenze dei colleghi, il giudizio è stato ribaltato». Meno semplice è la questione per gli altri 100 di cui dicevamo. «La maggior parte dei lavoratori della produzione - spiega Baldanzi - nel 2003 neanche provò a fare causa perché all'epoca non ci risultava che i benefici potessero interessare anche i lavoratori al di fuori di quelli addetti alle manutenzioni. Solo in pochi infatti la fecero, quella ventina appunto che nei mesi scorsi ha ottenuto il riconoscimento». E quelli che non fecero causa? Sono proprio loro quei cento che oggi chiedono il riconoscimento degli stessi benefici dei colleghi, che furono, diciamo così, più scrupolosi. Ma la legge non glielo consente. Tuttavia loro hanno fatto causa, sfruttando la scadenza dello scorso 30 giugno, indicata dalla Finanziaria 2009 come termine per alcune categorie di lavoratori. Categorie nelle quali però loro non rientrano. E qui entra in gioco il ruolo dell'avvocato Bonanni, al quale, con un ricorso al Tar, spetterebbe dimostrare il diritto di questi lavoratori di Solvay e ditte di rientrare in quell'elenco.
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