La manifestazione
Rea vuol liquidare i privati
Andrea Rocchi
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Da sinistra in alto il cogeneratore di energia. Sotto da sx. Ghelardini Monti e Del Seppia (Rea). A fianco un camion che svuota cassonettoMa sul valore delle quote è scontro con Enerambiente
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ROSIGNANO. Scenario numero uno: i soci pubblici (i Comuni) scelgono di liquidare subito l'attuale 31% di Rea in mano ai privati mettendone a gara le quote. Possono farlo? Secondo alcuni tecnici potrebbero far leva sul regolamento di attuazione (art. 23 bis) della legge 122 sui servizi pubblici, recentemente approvato dal governo. Scenario 2: si procede con la messa in liquidazione di Rea, la costituzione di un nuovo soggetto (Rea 2) che abbia i requisiti di legge (maggioranza pubblica, privato al 40%) per gestire il servizio in modo diretto. Si tratta però di una soluzione di ripiego e di una strada costellata di difficoltà. Un po' per i tempi lunghi. Un po' perché per decidere la liquidazione ci vuole l'ok del 70% dei soci (ma i Comuni in Rea hanno il 69%). Un po' perché chi è il privato che ha interesse a vedere le proprie quote di un'azienda in liquidazione? Sono queste due delle ipotesi al vaglio del socio di maggioranza di Rea per cercare di salvare il «giocattolo di casa»: un'azienda che serve 615mila mq. di superficie, 86mila abitanti, ha 170 dipendenti e 2 sedi operative. E la patata bollente è in mano ai sindaci, primo fra tutti quello di Rosignano (che ha il 45% di quote, Cecina è al 19%). Conto alla rovescia. Il countdown è al 31 dicembre: da quella data Rea, così com'è, non può più gestire direttamente il servizio di raccolta e trattamento di rifiuti. Certo: non è che dal 31 la spazzatura resterà nelle nostre strade (nel nostro Paese il regime di proroga è ormai consuetudine). Ma se non si riassetta in fretta l'azienda il rischio è che col gestore unico il servizio passi di mano e Rea finisca «in discarica». L'incontro fra i sindaci. Venerdì scorso, nella sede delle Morelline, i sindaci si sono incontrati per decidere il futuro di Rea spa. Non si esclude che, nei prossimi giorni, il socio pubblico formalizzi i primi atti per la liquidazione di Enerambiente ed Ecomar. Enerambiente, ex Slia, azienda veneziana guidata dall'imprenditore Stefano Gavioli (500 dipendenti e 400 mezzi, partecipata al 49% nella Teramo Ambiente e che gestisce la raccolta in alcuni comuni del Napoletano) ha il 24% di quote. Ecomar, azienda di Collesalvetti con partecipazioni prima nella Getri, ora nella Recol e nella Mg Srl, ne detiene il 9%. Rea vale tra 4 e 5 milioni. Ma quanto valgono le loro quote? Qui si gioca una partita che può essere decisiva. Che parte dal presupposto di quanto può essere quotata, oggi, Rea. Un'azienda che vale soprattutto se gestisce i servizi. Nessuno fornisce i dati, ma da una stima che il Cda di Rea avrebbe affidato al proprio ufficio legale, il valore contabile dell'azienda si aggirerebbe tra i 4 e i 5 milioni. Enerambiente, il socio «scomodo» sul quale nei mesi scorsi si è abbattuta una tempesta per la presenza nel cda di Rea dell'avvocato Faggiano (poi dimessosi) condannato in primo grado per reati contro l'amministrazione, non ha mai ufficialmente formalizzato cifre. Tre anni fa, però, quando fu ventilata l'ipotesi di liquidare la allora Slia, da Venezia si prospettò la possibilità di piazzare quel 23% di quote detenute in Rea in un'altra ex municipalizzata per la cifra di 8 milioni. Valore, questo, che alla Rea non hanno mai preso in considerazione e ritenuto esagerato. Per uscire da questa matassa di cifre e valori oggi si studia il regolamento di attuazione e soprattutto i meccanismi di liquidazione del socio privato in aziende di servizi pubblici. Se si liquida al valore contabile, o di libro, significa che, se Rea vale 5 milioni e Enerambiente ne detiene il 23%, come la cifra per la liquidazione sarebbe ben diversa (poco più di 1 milione) rispetto a quella ventilata in passato. Franchi e Ghelardini. «Stiamo lavorando per garantire una conformità di Rea alla normativa», spiega il sindaco Franchi, interpellato sulla riunione di venerdì. Franchi non fornisce tempi, ma dice che «entro la fine anno formalizzeremo i primi atti», dando così credito all'ipotesi uno: si cerca la messa in liquidazione del 31% dei soci privati. Difende a spada tratta l'azienda il presidente Ghelardini: «Abbiamo avuto 2milioni e 128mila € in meno di conferimenti in discarica, è diminuito di 1,4 milioni il valore di produzione. E nonostante i prezzi decrescenti dei certificati verdi abbiamo aumentato la produzione di energia dall'impianto di biogas da 11.667.000 kw ora a 14.672.328 nel 2009: ciò ci ha consentito di avere 140mila euro in più rispetto al 2008 dalla produzione di energia. Ma abbiamo avuto 500mila € di entrate dall'adeguamento delle convenzioni e abbiamo contenuto i costi». Cosa che ha consentito di chiudere il bilancio in pari (34mila € di avanzo). «L'azienda è solida - chiude Ghelardini - e sulla Rea del futuro sono fiducioso». La parola, ora, alla politica.
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