Sicurezza
Case alla Maffi, era già tutto previsto
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Francesco Villani Villani (PdL): «Sostituito col dio mattone lo spirito di carità»
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CECINA. Gli ideali e il valore di carità, predicati da monsignor Parducci fondatore della Maffi, sacrificati nel nome del Dio-mattone. Ci va giù duro Francesco Villani, consigliere comunale del PdL all'indomani della notizia del protocollo d'intesa sulla Maffi che prevede, da una parte la costruzione di un centro per i coma vegetativi e dall'altro la riqualificazione dell'area di Palazzi (una parte), con alloggi e servizi. «Era già tutto programmato da tempo - scrive Villani - sino da quando l'allora sindaco Vanni concesse l'autorizzazione al funzionamento alla casa cardinale Maffi imponendo una graduale diminuzione degli ospiti, nonostante la ristrutturazione che l'ente iniziò nel lontano 1992. La logica, che allora appariva lontana, era quella di "sfogliare come un carciofo" l'istituzione, espressione che fu usata, alla luce degli ultimi avvenimenti, appropriatamente, da un rappresentante sindacale della Uil in una delle prime riunioni a cui partecipai quale consigliere di amministrazione nel 1993». Allora la Casa Cardinale Maffi, contava 550 ospiti (e una lunga lista di attesa), 246 dipendenti, oltre ai medici e specialisti che lavoravano all'interno della struttura. «E da allora - continua Villani - deliberatamente, le autorizzazioni al funzionamento rilasciate dai sindaci, hanno sempre diminuito il numero di ospiti, nonostante le convenzioni con le varie Usl della Toscana, nonostante gli "impegni" (sempre formali) delle varie autorità per una "ristrutturazione" che potesse conservare l'istituzione, e i posti di lavoro». «A questi attacchi monsignor Parducci era refrattario, da buon combattente di razza, ha sempre tirato dritto per la sua strada fino alla fine, quando si oppose alla "privatizzazione dell'ente", voluta dall'allora arcivescovo di Pisa mons. Plotti, purtroppo senza esito, per cercar di salvare l'indipendenza dell'istituto e la sua consistenza. Con la sua morte il declino è stato inevitabile, e come prevedibile (e già pianificato) si arriva ora alla conversione delle volumetrie per realizzare appartamenti, sostituendo con il dio mattone, lo spirito di carità e dedizione verso i più bisognosi che è sempre stato lo spirito che ha animato la "Casa"». «Quello che più fa rabbia - conclude Villani - è sapere che oggi la Regione propone tavoli tecnici e progetti pilota che quando venivano proposti allora dall'ente, venivano bocciati senza appello, fino ad arrivare a costruire case di riposo (Rsa), come quella vicino all'ospedale, costata a denari pubblici, in diretta concorrenza con le attività che venivano esercitate alla Casa Maffi, che aveva all'interno delle sue strutture risorse, spazi e personale qualificato per accogliere abbondantemente anche quegli ospiti, senza ulteriore spreco di denaro. Ci dicono che queste strutture verranno ora vendute, magari alla stessa Fondazione Maffi, che trasformerà invece i propri immobili in appartamenti, chiudendo il cerchio». E conclude: «Rileggo ora le parole di monsignor Parducci del 1993: "Se la carità non è l'unico criterio di gestione, è bene che la Casa Maffi chiuda e lasci ad altri il proprio posto"
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