Il Tirreno

Perdita d’acqua da 6500 euro. «Tubo rotto da una ditta incaricata dall’ente»

«Il Comune paghi i danni»

Simone Pardini
Tecnici di Asa durante la riparazione di una tubazione
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Tecnici di Asa durante la riparazione di una tubazione

L'odissea di una famiglia alla prese con una maxi bolletta

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 VADA. Una bolletta da 6500 euro per una fornitura di acqua mai utilizzata, la denuncia all'amministrazione comunale per omesso pagamento del danno, una successiva diminuzione del costo della bolletta di 4600 euro, ed infine l'interruzione dell'erogazione dell'acqua che ha messo in seria difficoltà una novantenne che vive con la sola pensione da casalinga di Vada: in breve è questa la storia di Giocondo Potenza (ormai deceduto) e di sua moglie, Nazzarena Corsalini: storia iniziata nel 2004.  Questa la storia seconda la versione della famiglia. Era in quell'anno che l'amministrazione comunale decise di realizzare la rotatoria sull'Aurelia sud di Vada. Nel corso dei lavori la ditta esecutrice inavvertitamente danneggiò, rompendo, il tubo che portava l'acqua potabile alla residenza dei due anziani: sconoscendo però che si trattava di una fornitura idrica per civili abitazioni non comunicarono alle parti il problema e ricorsero con un rattoppo del danno. Nel tempo questa riparazione sommaria ha continuato a perdere acqua. Si accorse del problema il signor Potenza, che vide recapitarsi a casa una bolletta da ben 6500 euro. Reso noto quanto successo all'ex vice sindaco Luca Arzilli, questi si impegnava a sanare la fattura di conguaglio. Ciò non successe mai, si legge da un esposto della figlia della coppia, Adriana Potenza, datato novembre 2009 e indirizzato alla procura della repubblica di Livorno, al prefetto, al sindaco, alla stessa Asa e ai carabinieri di Solvay. E nonostante le modifiche, che portarono alla riduzione del debito sino a 1900 euro, la donna continuò a presentare in Comune le grosse bollette e riceveva in cambio la promessa che queste sarebbero state pagate: «ciò non è mai accaduto», dice la figlia Adriana. Nel frattempo Asa non ricevendo alcun compenso interruppe l'erogazione dell'acqua: era il 2008. «È una vergogna», lo urla oggi Angelo Bernardeschi, marito di Adriana Potenza, che ci aggiorna sulla situazione dal 2009 ad ora. «L'anno passato siamo andati molte volte in Comune dall'assessore Lilia Benini a presentarle il nostro problema. Ci garantì che tutto si sarebbe risolto, ma non è successo, tanto che Asa ha staccato nuovamente l'acqua a mia suocera. Con mia moglie abbiamo fatto centinaia di telefonate, l'azienda ci ha risposto che non potevano farci niente, o pagavamo o le cose rimanevano così ed il sindaco si è addirittura tirato fuori dalla faccenda. L'unica cosa rimasta da fare mi sembra sia quella di pagare: posso farlo anch'io, basta che questa odissea finisca al più presto».  La società di distribuzione Asa, attraverso l'ufficio stampa, spiega la situazione: «la signora Corsalini è morosa verso di noi: le bollette non sono state pagate ed è per questo che le abbiamo tolto l'acqua. C'è una cosa da dire: quando siamo venuti a sapere della situazione le abbiamo aperto nuovamente i rubinetti. Attualmente il servizio è erogato e abbiamo concordato con la donna una rateizzazione del pagamento. Secondo le ricerche che abbiamo svolto, la tubatura in questione è privata e quindi il solo modo per ripararla o verificare che ci siano perdite occulte è contattare una ditta idraulica che faccia questi controlli». Ma intanto la famiglia per riaccedere al servizio ha cominciare a pagare le bollette che Asa ha rateizzato. «Noi abbiamo deciso di pagare - dice Adriana Potenza - ma non ci va giù che il Comune, responsabile del danno, ne esca pulito».

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