Il Tirreno

Laboratori in disuso, personale ridotto, pochi soldi. «Anche i professori sono con noi»

Al Fermi lezioni sul marciapiede

Lezione in strada degli studenti del Fermi e, a fianco l’autogestione
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Lezione in strada degli studenti del Fermi e, a fianco l’autogestione

La protesta degli studenti del Fermi in autogestione da tre giorni

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 CECINASaranno stati una sessantina di ragazzi. Comunque una buona rappresentanza. Ieri mattina gli studenti del liceo Fermi, ormai in autogestione da 3 giorni, hanno deciso di uscire dalle quattro mura della della scuola per far conoscere, e rendere partecipi, i cittadini di quanto accade nelle scuole italiane. Un'idea semplice ma efficace quella di far lezione all'aperto: 60 sedie e due banchi; due aule sul marciapiede di fronte all'istituto.  L'idea è nata dai rappresentanti di istituto e dai candidati per le prossime elezioni che non negano che possa essere attuata nuovamente stamattina in occasione dell'incontro con i sindacati. Le problematiche sono ormai note: mancanza di personale Ata; laboratori in disuso per mancanza di tecnici e le ore da sessanta minuti hanno ormai creato disagi che non accennano a diminuire.  La nuova riforma scolastica e finanziaria non ha fatto arrabbiare solo i ragazzi, anche alcuni professori hanno dato, se non l'appoggio, il consenso alla protesta, «ed il preside - ci dice informalmente Lorenzo Socci, attuale rappresentante d'istituto - non è contro di noi».  L'idea di fare autogestione, ci spiegano, i ragazzi era nata gia a fine settembre perché le condizioni in cui si sono ritrovati subito ad inizio anno non erano tollerabili. «Abbiamo ocupato il piiano terra, parte del primo piano e la palestra - spiega Giulia Biagetti, candidata per le prossime elezioni dei rappresentanti - ma non basta. Facciamo lezione all'aperto per avere visibilità e per non rimanere dentro l'istituto, dove nessuno può vederci. Anche i professori ci appoggiano, è stato difficile per via dell'orario, ma ne abbiamo trovati alcuni disposti a tenere delle spiegazioni a tema, qui, sul marciapiede».  «La scuola ci è venuta in contro - aggiunge Lorenzo Socci - La presidenza non è di certo contenta, ma si è dimostrata disponibile. La sorpresa per noi è stata la partecipazione dei professori, e le lezioni all'aperto sono, secondo e, una forma di protesta intelligente. Le spiegazioni verteranno su temi generici, aperti a tutti, si parlerà di Pop Art, di graffiti, di sogni e utopia e di aborto volontario».  Ci è venuta in contro anche Valentina Lupi, l'altra rappresentante d'istituto, che ha precisato: «è la prima volta che proviamo questa forma di protesta e sinceramente penso che funzionerà. Per le lezioni: abbiamo lasciato ai progessori una lista dove scrivere il loro nome per dare la disponibilità e non hanno esitato».  «La scelta del giorno non è casuale - conclude Marco Lorenzini - abbiamo scelto il martedì erchè è giorno di mercato e qui davanti c'è un grande via vai di persone».

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