Il Tirreno

I suoi cani continuano a vincere tante gare

Omar Barsacchi, lo chef che sussurra ai setter

Divina Vitale
Omar Barsacchi con uno dei suoi campioni, a sinistra uno dei setter inglesi del suo allevamento
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Omar Barsacchi con uno dei suoi campioni, a sinistra uno dei setter inglesi del suo allevamento

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 CASTAGNETO. Non solo chef ma un appassionato gareggiatore di caccia pratica, che è diventata un po' la sua seconda attività. Un agonismo che segue da quando era bambino e sognava di uscire sulle pagine della gazzetta della cinofila. Un sogno che si è avverato nell'ultimo numero della rivista perché ha ottenuto il secondo posto nel campionato per delegazione. Questo è Omar Barsacchi, castagnetano, classe '76, una vita divisa tra la cucina e la macchia tra cani, fagiani e beccacce: «Mi sono appassionato guardando mio padre. Poi ho cominciato a seguirlo e alla fine ho trovato la mia strada. Adoro partecipare con i miei setter, mi hanno dato grandi soddisfazioni. L'ultima è stata la convocazione in nazionale Enci dove Pividoris Eros è rientrato tra i cinque migliori cani italiani». Diciotto i setter inglesi che Barsacchi alleva nella terra del padre: dal bianco-arancio al tricolore al bianco e nero.  Quanto tempo richiedono i cani?  «Solo per la pulizia e il mantenimento almeno un'ora al giorno. Per quanto riguarda l'addestramento invece il più possibile. Un cane è pronto per l'agonismo a circa due anni, prima fanno un po' di esperienza di caccia e poi piano piano, quelli più predisposti, vanno in gara».  Come sceglie i cani, ci sono caratteristiche imprescindibili?  «Devono essere perfetti stilisticamente e questo è un dono di natura, poi sviluppare appieno le doti venatorie e su quel piano deve lavorare l'addestratore: vanno studiati bene, osservati, devi essere capace di portare avanti i più dotati».  A quante gare partecipa ogni anno?  «Una ventina. 10-15 in primavera, una decina d'estate. La disciplina che più frequento è la caccia pratica su selvaggina naturale, ma esiste anche la caccia a starne, praticata nel Nord Italia e all'estero, e la grande cerca».  Questa passione implica tanto sacrificio?  «Tanto tempo e sveglia presto soprattutto d'estate. Molte trasferte e direi anche un certo impegno economico».  I traguardi maggiori raggiunti?  «La convocazione in nazionale al campionato d'Europa a beccacce con la squadra classificata al secondo posto; secondi posti eccellenti poi al campionato italiano per delegazioni, alla Coppa delle Regioni e al master della cinofilia a Colle Valdelsa. Purtroppo battere i professionisti è impossibile».  Molti considerano la caccia uno sport, che ne pensa?  «Non sono d'accordo. La caccia è istinto e soprattutto non riesco a concepirla senza cani. Chi la considera tale non applica la giusta filosofia. Non è importante abbattere l'animale per raccontarlo al bar, spesso si va anche senza fucile. Nelle gare vere per esempio non uccidi l'animale, è una simulazione e la preferisco».  Che rapporto stabilisce coi cani?  «Meraviglioso, sono una parte di me... Cresci con loro, soffri con loro per migliorarli. La cosa che temo di più è che qualcuno me li rubi e può succedere, perché diventando campioni aumentano di parecchio il valore. Non posso nemmeno pensarci, credo che se succedesse sarei capace di smettere di gareggiare».

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