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Il cameriere era scappato con l'incasso

Il cameriere era scappato con l'incasso

Rintracciato dai carabinieri a Castelfranco Emilia, processato e condannato

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CECINA. Era scomparso con l'incasso di una settimana, novemila euro. Lo avevano rintracciato il giorno dopo in Emilia, sulla sua Audi TT e in compagnia di una prostituta. Aveva già speso millecinquecento euro. Praticamente il suo stipendio. Ma questa bravata gli è costata un processo e una condanna. Antonino Cicero, quarantenne messinese di Barcellona Pozzo di Gotto, è stato condannato in tribunale a Cecina a due mesi di reclusione e al pagamento di 500 euro di multa. Essendo incensurato, ha beneficiato della condizionale e la pena detentiva (convertita in pecuniaria), è stata sospesa.  La vicenda risale all'estate di due anni fa. Cicero lavorava come cameriere al ristorante "Il giardino etrusco", facente parte del complesso l'Hermitage di Marina di Bibbona. L'8 luglio Cicero aveva detto che non si sentiva bene e che sarebbe andato a casa, in un appartamento di Bibbona, in via della Camminata.  Il titolare del ristorante, Rocco Colasurdo (50 anni di Bucine, Arezzo), gli chiese solo un favore: «Già che vai a casa, me lo faresti un bonifico in banca o alla posta?». Cicero acconsentì. Andò dalla segretaria di Colasurdo, che gli consegnò l'incasso della settimana: novemila euro.  Poi sparì. Ma sparì per davvero. Il giorno dopo il datore, non vedendolo tornare al lavoro, provò a chiamarlo. Ma non riuscì a mettersi in contatto con lui. Gli venne un sospetto e chiamò la sua banca. Sospetto confermato: quel bonifico non era mai stato fatto. Così Colasurdo andò dai carabinieri e sporse denuncia.  Tre giorni dopo, il 12 luglio, Cicero fu fermato da una pattuglia di carabinieri di Castelfranco Emilia (Modena). E dal portabagagli della sua Audi TT, nascoste nel kit di pronto soccorso, spuntarono due mazzette. Erano i soldi rimasti, in tutto 7.570 euro.  Il resto Cicero lo aveva speso, ha spiegato in aula il pubblico ministero Massimo Mannucci, in compagnia di una prostituta.  Alla fine Colasurdo rientrò in possesso di quella somma e tutto sommato non ci rimise niente, visto che lui stesso al dibattimento ha confermato che lo stipendio non ancora riscosso dal dipendente era di 1.500 euro. «Ma lui ha tradito la mia fiducia», ha aggiunto l'uomo.  Così Cicero, imputato per appropriazione indebita, è stato condannato. Il pm ha chiesto tre mesi più mille euro di multa, con la conversione della pena ma senza la concessione della sospensione condizionale. «Un giusto contrappasso», ha detto il pm. L'avvocato Alice Smareglia ha invocato l'assoluzione o almeno il minimo della pena, più la sospensione. Alla fine il giudice Elsa Iadaresta ha optato per due mesi più 500 euro, con la pena detentiva convertita in pecuniaria (2.280) ma sospesa. Oltre ovviamente al pagamento delle spese processuali.

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