Il dolore
«Si può guarire, ma non da soli»
Rino Bucci
Elisa: la rivincita sulla «Bestia» e l'impegno
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DONORATICO. Il peso di una libellula: anoressia, esperienza di vita e di morte. È il titolo che ha scelto per raccontare la sua storia su Facebook. È quello che vuole sulla copertina del libro che sta scrivendo. Era fine maggio quando Elisa, 23 anni di Donoratico, nella sala d'aspetto dell'ospedale di Cecina ci raccontò la sua storia d'anoressia. Era ricoverata da un mese e mezzo perché il suo cuore aveva smesso di battere per ben tre volte; stanco di un fisico di 40 chili per un metro e 85 di altezza. «Arrivata in ospedale - ci raccontò - i dottori pensavano che non avrei superato la notte. La mattina mi dissero di festeggiare un nuovo compleanno: ero fuori pericolo. In quel momento è scattato qualcosa in me. Rivincita». Il racconto si fermò lì. Oggi Elisa sta portando a termine il suo percorso di riabilitazione; giovedì prossimo tornerà una volta per tutte a casa dalla clinica in cui ha ricominciato a mangiare. «Sono stata ricoverata per tre mesi ad Arezzo - spiega - al centro Auryn, un luogo dove si curano i disturbi alimentari partendo dalla rieducazione del rapporto con il cibo. È stata un'esperienza di rinascita». È ancora sotto peso di dieci chili, ma sente una nuova forza nel suo corpo. Un'energia che forse non provava da tempo e che la porta a voler raccontare a tutti, anche esponendosi, il dramma che ha vissuto. «Ho molti progetti - confida - tra cui un libro sull'anoressia con foto, anche forti del mio periodo buio. Poi voglio aiutare chi sta vivendo questa malattia, magari costituendo un'associazione che opera qui sul territorio. Ho già un'idea con il mio dottore». Il gruppo che ha aperto su Facebook per sensibilizzare l'opinione pubblica conta già 659 iscritti. «Questo gruppo nasce dalla mia esigenza di informare - scrive nella descrizione - di aggiornare e di aiutare le persone che come me si trovano a lottare con la "Bestia": l'anoressia. Spero che questo spazio venga utilizzato sia da chi ha bisogno di un piccolo sostegno, sia da chi voglia capire di più su questa malattia e sulle sue dinamiche». «Sono guarita», lo ripete più volte, non ha paura di dirlo. Due parole che per essere pronunciate, l'hanno messa a dura prova: «A tutte le persone che stanno vivendo questo dramma, che lottano con "la Bestia", voglio dire che si può guarire. Ed è bello farlo. Ma, non da soli, serve la forza e il coraggio per chiedere aiuto. È dalla richiesta d'aiuto e dalla consapevolezza di essere malati che passa la guarigione. Ho dovuto rischiare la vita per riuscire a capirlo».
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