Il Tirreno

«Aiutatemi a uscire dal tunnel»

Alessandro De Gregorio
Il tema dell’anoressia in una famosa pubblicità choc di Oliviero Toscani, che divise l’opinione pubblica nel 2007
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Il tema dell’anoressia in una famosa pubblicità choc di Oliviero Toscani, che divise l’opinione pubblica nel 2007

Il drammatico appello di una ragazza anoressica da 17 anni

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 CECINA. E' più facile amare l'umanità intera che il tuo vicino, scriveva il filosofo Eric Hoffer.  Veronica non si sente amata dai propri vicini, dagli amici, da tutti «gli altri». Solo dai propri genitori, ma non le basta. Anzi, a volte quella mamma che combatte per la sua vita le dà pure sui nervi. Il fatto è che Veronica, fuori da quella casa, si sente invisibile. Si sente sola.  Ha due occhioni azzurri, riccioli biondi, un filo di voce. La carta d'identità dice 28 anni, ma sembra una bambina. Da diciassette anni soffre di anoressia restrittiva. Non ha appetito, non ha quasi più uno stomaco. Le sono sparite le mestruazioni. Da un po' di tempo non ha più neanche il fidanzato.  Ma soprattutto non ha un amico o un'amica. Veronica non ha nessuno tranne quella malattia che la divora a periodi alterni da quando era una bambina, che se le chiedi come è iniziata stenti a crederci: «Sentii i miei genitori che in camera facevano l'amore, fu un trauma e cominciai a digiunare per protesta. Per punirli». Poi ha punito soprattutto se stessa.  Veronica ha percorso una strada comune a tante come lei. La via crucis dei centri medici, degli psicologi, degli psichiatri. Cecina, poi Pisa, Parma, Vicenza e ancora Parma, alla clinica privata Villa Maria Luigia dove, dice lei stessa, le hanno salvato la vita almeno due volte.  Colloqui, ricoveri, dimissioni. La sua vita è questa. Periodi di tregua e poi giù, nell'abisso della follia dello specchio che ti riflette grassa anche quando sei un mucchio di ossa. Veronica fin qui è sopravvissuta «ma mi sento un vegetale, inutile e rifiutata da tutti».  Sussurra le parole lentamente. La mamma accanto a lei. L'ha accompagnata in redazione perché, dice la madre, «non sappiamo più a chi rivolgerci, ma io non mollo. Andrò anche dal sindaco». Per chiedere un lavoro, intanto. Veronica studia farmacia all'università di Pisa. Ha superato 24 esami, ne mancano 4 alla laurea. «Ma ci sono periodi in cui non riesco a studiare, non ne ho la forza».  Prima di iscriverti all'università cosa hai studiato?  «Ho preso un diploma sociopedagogico, ho fatto anche qualche lavoro tra cui la babysitter. Rientro nella fascia medio-grave della legge 68, ho un'invalidità civile del 67% riconosciuta due anni fa. Posso fare tanti lavori, basta che non siano pesanti per la mia osteoporosi».  Che genere di lavori?  «Mi piacerebbe lavorare dove c'è gente. Che so, come part time in un negozio. Il lavoro mi renderebbe autonoma. E mi aiuterebbe a dare un senso alle mie giornate».  E come sono, le tue giornate?  «Monotone. Non ho amici. Anno dopo anno mi sono isolata dal mondo e ora nessuno mi considera più».  Possibile che neanche un amico ti stia vicino? Hai provato a cercarli?  «Sì. Vengono una volta e poi spariscono. E poi io non voglio dare fastidio, non mi piace chiedere».  Ora lo stai facendo, sei venuta a lanciare un appello.  «Perché è mamma che mi ha spinto. Altrimenti me ne sarei rimasta nell'ombra».  E come si vive, nell'ombra?  «Male».  Hai avuto relazioni?  «Una, finita da poco. Mi ha fatto più soffrire che star bene. A me basterebbe un'amica per andare a fare una passeggiata. O per andare al cinema. Ho aspettato tanto che a Cecina arrivasse un film, "La solitudine dei numeri primi". Ma non ho nessuno con cui andarci».  Secondo te perché ti evitano?  «Non lo so, forse perché la malattia fa paura. Tempo fa una donna chiese a mia madre se l'anoressia non fosse contagiosa...».  Cosa ricordi dei periodi dei ricoveri, quelli più duri?  «Gli specchi subito dopo essere stata dimessa. Mi guardavo, non mi accettavo. Mi facevo schifo. E ricominciavo a perdere peso».  E ora come ti vedi?  «Diciamo normale. Da qualche mese sto meglio da questo punto di vista. Ma può finire da un momento all'altro».  All'ospedale di cosa parlavate tra pazienti anoressiche e bulimiche?  «Erano dialoghi pesanti. C'era chi spiegava come vomitare il cibo, chi rivelava trucchi per stabilire il proprio peso...».  Perché trucchi?  «Perché quando ti ricoverano ti tolgono le bilance. E allora devi arrangiarti con il body checking: toccando il proprio corpo e sentendo il polso si stabiliscono peso e pressione. E poi ci sono altri metodi, il controllo dei pantaloni, la perdita delle taglie...».  Quanto sei arrivata a pesare?  «Meno di 40 chili».  E ora?  «Ora 42, ho deciso che il mio peso è questo. Anche se i dottori vorrebbero 44-45».  Veronica, ma tu vuoi guarire?  «Sì. Vorrei uscire da questo tunnel. Condurre una vita normale».  Quali sono i tuoi sogni?  «Un lavoro».  Sì, nell'immediato. Ma il sogno della tua vita qual è?  «Laurearmi, essere assunta in una farmacia, trovare un uomo che mi voglia bene. Una famiglia. Vivere».  

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