Il Tirreno

SANITA’

7 ore al pronto soccorso, serve un distretto

Luisa Niccolini   Spi-Cgil Rosignano

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 Nella tarda mattinata di un venerdì, uscendo velocemente dalla farmacia, inciampai, caddi, e battei violentemente il ginocchio destro.  Il medico il venerdì fa ambulatorio la mattina, il pomeriggio fa le visite, la chiamata va fatta la mattina prima delle ore 10, per questo decisi di andare al pronto soccorso. Arrivai al pronto soccorso prima delle 18, aspettai tranquillamente fino alle 23, a quell'ora incominciai a innervosirmi e a chiedere alle infermiere che passavano vicino, quando sarebbe stato il mio turno, lo risposta era sempre lo stessa, "ci sono casi più gravi del suo" qualcuno mi rispose anche in malo modo, tanto che alla fine sbottai "casi più urgenti del mio continueranno a venire, io da qui non andrò più via" mi alzai dalla barella e con grande dolore riuscii ad arrivare alla porta dell'ambulatorio del medico del pronto soccorso, mi rispose, in maniera seccata, "quando l'infermiera la manda da me la visito".  Dopo due pazienti mi fece entrare, mi ordinò subito una radiografia, fortunatamente non c'erano rotture. All'una e un quarto della notte entravo in casa. Non voglio polemizzare con il personale del pronto soccorso, capisco che nella situazione in cui si trova ad operare più di tanto non può fare.  Ho raccontato questa mia disavventura per rendere sempre più evidente quanto sia indispensabile la creazione del nuovo distretto sanitario per poter individuare un secondo canale per le situazioni meno gravi, altrimenti si continuerà a dare da una parte lo responsabilità al personale ospedaliero, dall'altra all'incompetenza e alla leggerezza delle persone.

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