Il Tirreno

Una chiesa gremita per l'ultimo saluto ai coniugi Giusti

Chiesa a Palazzi gremita per la messa funebre
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Chiesa a Palazzi gremita per la messa funebre

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CECINA. Un bambino con il grembiulino della scuola e il ciuccio in bocca tiene il nonno per la mano. Sono davanti la chiesa di San Pietro in Palazzi. Ad un tratto si volta e gli chiede con tutta l'innocenza della sua età: "Nonno, perché un babbo ammazza una mamma?" Già, perché. Se lo sono chiesti davvero in tanti ieri alle 15 ai funerali di Paolo Giusti e Elisabetta Tognotti, i coniugi trovati in casa stesi in un lago di sangue giovedì mattina dal figlio di 16 anni di rientro dalla festa di completanno. Ai perché provano a rispondere i parenti, le amiche della donna, i colleghi di lavoro dell'uomo e i tanti amici del figlio. E i conoscenti, tutti presenti ieri alla messa officiata da don Michele Casarosa. C'è chi sussurra di una coppia che non funzionava più, di gelosie, di liti. Ma sono più chiacchiere che certezze. E poi c'è chi, come la sorella della vittima Susanna e suo marito Fabio Manghetti, continuano a ripetere che erano una coppia normale e che la sua Betty non gli aveva mai confidato nessuna ruggine, nessun grave attrito con il marito.  Forse le parole più giuste le ha dette il parroco di Palazzi nella sua breve (volutamente) omelia, pronunciata subito la lettura di un passo del Vangelo secondo Giovanni. Pochissime parole quelle di don Michele, misurate e delicate. Come la vicenda richiede. «L'unico che potrà giudicarli sarà Dio - dice il sacerdote - a noi spetta solo il silenzio e il raccoglimento. Il silenzio del rispetto verso le persone che stanno soffrendo, il raccoglimento per chi in questo momento ha bisogno di sostegno e comprensione». Questo il concetto espresso dal parroco in pochi minuti. Come a non voler interferire nel giudizio dell'al di là. «Chiediamo clemenza per Paolo e Elisabetta», ha poi aggiunto don Michele in una chiesa gremita.  Per l'ultimo saluto ai coniugi Giusti ieri c'erano i parenti, tante amiche della donna, i colleghi ferrovieri della stazione di Cecina dell'uomo e tantissimi amici del figlio della coppia, impietrito e con il viso avvolto nel cappuccio di una felpa. Lacrime, dolore, disperazione. Quando le due bare sono uscite dalla chiesa, i nipoti di Elisabetta sono scoppiati in un pianto interrotto. La ragazzina, anche lei di 16 anni, si è avvicinata al feretro della zia, baciandolo prima che la porta del carro funebre si chiudesse. Alla funzione c'era anche il comandante della stazione dei carabinieri di Cecina, Fabio Pacchini. Stamani gli zii del figlio, Susanna e Fabio Manghetti residenti a Pomarnace, saranno in caserma per perfezionare la richiesta di affidamento e cercare gli strumenti più adatti per stare vicini al ragazzo, che frequenta l'Ipsia a Rosignano.  Il corteo, poi, si è spostato al cimitero di Collemezzano, dove i coniugi Giusti sono stati sepolti uno di fianco all'altro. Paolo lascia i genitori e i due fratelli (tutti residenti a Collemezzano), Elisabetta la madre Graziella e la sorella.

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