Il Tirreno

«Non provo rabbia verso Paolo Ma non capisco»

Un’immagine intensa di Elisabetta, uccisa a 46 anni dal marito poi suicida
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Un’immagine intensa di Elisabetta, uccisa a 46 anni dal marito poi suicida

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 ROSIGNANO. Una torta di compleanno a pranzo, una cena con un'amica di famiglia. Sembrava un mercoledì normale in casa Giusti, un mercoledì da ricordare soprattutto per i 16 anni di loro figlio. Lo sembrava almeno alla sorella della vittima, Susanna Tognotti, che non riesce a spiegarsi il perché di questa tragedia.  Susanna, guardia giurata di 47 anni e suo marito Fabio Manghetti (anche lui vigilante) ieri hanno raggiunto la casa di famiglia a Caletta, in via dei Ginepri, dove ancora abita la madre Graziella Goggioli di 85 anni. «Non provo rabbia verso Paolo - attacca la sorella, che abita con due figli a Pomarance - perché non riesco a capire il motivo del suo gesto. Credo che se la loro storia d'amore fosse finita, o ci fossero dei problemi, Betty me lo avrebbe detto».  Susanna, insieme al marito, ripercorre le tappe della giornata sfociata in tragedia. «Mercoledì ho telefonato a Elisabetta intorno alle 7: le ho chiesto se potevo parlare con Paolo per sapere come mai il treno che doveva portare mia figlia da Saline a Cecina fosse in ritardo. L'ho sentita tranquilla, serena. Mi ha dato il cellulare reperibile di suo marito, ma non c'è stato bisogno visto che quel treno poi è arrivato». A pranzo, poi, la famiglia Giusti si è ritrovata per festeggiare i 16 anni di loro figlio. «Un compleanno - continua la sorella - con tanto di torta e candeline». Poi nel pomeriggio il figlio è uscito: destinazione Firenze. «Aveva chiesto a babbo e mamma se poteva andare in treno a Firenze per festeggiare con i suoi amici. Elisabetta e Paolo gli hanno risposto di sì, a patto che li chiamasse per avvertire a che ora sarebbe rientrato». Cosa che ha fatto, verso le 22. «Sì, a noi ha detto di avere provato a telefonare a casa verso le dieci di sera e di averci riprovato anche dopo. Ma squillava a vuoto». Probabilmente ha squillato poco dopo i due spari. «Di sicuro - continuano i coniugi Manghetti - a cena non erano soli. Con loro c'era un'amica di mia sorella, di cui mi sfugge il nome. È stata la stessa Elisabetta, poi, a riaccompagnarla a casa a Cecina. Insomma, erano una coppia normale, che si era conosciuta all'ex discoteca Parò a Cecina: avevano avuto delle discussioni sì, ma come succede in tante famiglie». A Palazzi, però, si racconta che la coppia fosse in crisi e che la mano di Paolo Giusti possa essere stata mossa da un raptus di gelosia. «Di sicuro qualcosa è successo - afferma la sorella - ma mi sentivo quasi quotidianamente con Elisabetta e vi giuro che non mi ha mai parlato di liti con il marito o di altre faccende sentimentali».  Le sorelle, con le rispettive famiglie, si frequentavano spesso. «Elisabetta lavorava come addetta alle pulizie in una villa e aveva la passione per la cartomanzia. Ma non ha preso mai un soldo da nessuno. Detestava invecchiare e per questo, accompagnata dal marito, circa un anno fa decise di rifarsi la bocca e il seno». Del marito ne parla Fabio Manghetti. «Aveva una passione per i coltelli, i pugnali e le pistole. Ma non sapevo che avesse acquistato un'arma lo scorso luglio. Entrambi, in modi diversi, erano molto legati al figlio: ed è soprattutto per questo motivo che non so capacitarmi del gesto di Paolo».

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