Il Tirreno

«Ma quali categorie protette...»

Rino Bucci
Ilaria Carletti è invalida al 100%
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Ilaria Carletti è invalida al 100%

Invalida al 100% e orfana di padre, attende un lavoro da 15 anni

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 CECINA. «Apparteniamo alle categorie protette, ma francamente non so chi ci protegge». Ilaria Carletti, 36 anni di Cecina, è iscritta da 15 nelle liste di collocamento della provincia. È invalida al cento per cento dalla nascita e ha perso il padre in un incidente sul lavoro nell'83.  Seguendo le prescrizioni della legge n. 68/99 si è iscritta nelle graduatorie per il diritto al lavoro dei disabili. Un provvedimento studiato dal legislatore per garantire una vita lavorativa serena a chi la vita ha riservato qualche problema in più. Ma non sempre ciò che è scritto sulla carta si riflette nella realtà.  «Sono iscritta da 15 anni - racconta Ilaria - poche settimane dopo la maturità. Purtroppo non mi è stato mai trovato un lavoro, tutto inutile. Ormai ho fatto lo stradello all'ufficio collocamento, ci vado ogni settimana ma le risposte sono sempre le solite. Tante promesse e pochi fatti. Sono stanca. Non ne posso più. Comunque è bene che si sappia che non mi faccio scoraggiare da niente e da nessuno».  La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la speranza, poi disattesa, di trovare l'occupazione in un supermercato a San Piero in Palazzi, proprio vicino casa.  «Avevano superato il numero 15 dipendenti - spiega Ilaria - quindi erano obbligati per legge ad assumere un disabile. All'ufficio collocamento mi avevano detto che si poteva fare la richiesta d'ufficio visto che dal supermarket non avevano comunicato ancora niente. Poi però è finito tutto nell'ennesima bolla di sapone. A quel punto non c'ho più visto e ho alzato la voce».  Stanca delle promesse, Ilaria si è rivolta a un avvocato. «Tramite il mio legale ho presentato un esposto alla Procura della Repubblica - racconta - per verificare se sia possibile che un disabile, con il padre morto sul lavoro e l'invalidità totale, possa aspettare ben 15 anni per un posto lavoro. Mi hanno risposto che mia madre lavora. Io replico che abbiamo un mutuo da pagare, poi ci sono le sedute di fisioterapia e la palestra. Per me lo stipendio è una necessità, non uno sfizio».  Diplomata in ragioneria all'istituto Marco Polo, la ragazza ha sostenuto una miriade di corsi di perfezionamento. «Me li hanno consigliati dall'ufficio collocamento - spiega - perché fanno punteggio. Alcuni me li ha passati la Provincia, dopo una selezione. Altri me li sono pagati di tasca mia. In questi anni ho fatto il corso di computer, quello di inglese, quello di tecnico amministrativo e molti altri. A questo punto non mi sembra eccessivo se chiedo un'occupazione fissa. Dopo 15 anni e tanti problemi, penso mi sia dovuto».

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