Il Tirreno

«Le ha sparato? Me l'aspettavo...»

Alessandro De Gregorio

Un'amica si lascia scappare una battuta, poi si allontana in lacrime

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 CECINA. «Lo sapevo, me l'aspettavo...». Lo sussurra appena, è un pensiero più che una frase. Poi si mette una mano sulla bocca, stringe gli occhi. Piange. È un'amica di Paolo e di Elisabetta. Non finge, non usa frasi di circostanza. «Me l'aspettavo», ripete ancora una volta. Poi si rende conto che ci sono i giornalisti e non aggiunge altro. Ha già detto troppo. Rimane pochi minuti in via Guerrazzi, davanti a quella casa dove un lampo di follia ha distrutto due vite e marchiato per sempre quella di un figlio adolescente. Spiega di aver visto Elisabetta il giorno prima, la mattina di mercoledì: «Era felice, mi aveva detto del compleanno del figlio, sembrava serena. Sembrava». Poi si sforza di tacere. Ma fa capire che sapeva. Quantomeno che sapeva di quella crisi, del loro malessere. Del resto lo sapevano in tanti, se non tutti.  Ma non il figlio. Babbo e mamma gli avevano nascosto i loro problemi, per non turbarlo.  «Non ci credo ancora, non me lo aspettavo, non è possibile...». Questo ripete per tutto il giorno il ragazzo disperato mentre i carabinieri non lo lasciano solo un istante. Prima in quella casa, poi in caserma. Fino alla sera, quando viene affidato a una parente della madre che vive a Pomarance.  Anche gli amici cercano di stargli vicino, sia fisicamente (appena usciti da scuola corrono davanti casa sua) che attraverso un passaparola su facebook.  Di Paolo ed Elisabetta intanto a Palazzi se ne parla quasi sottovoce. I vicini ripetono di conoscerli di vista: «Lei passava spesso a piedi lungo la pista ciclabile, so che faceva la maga». Cioè la cartomante.  C'è chi ne sottolinea la bellezza, l'appariscenza. Chi la dolcezza e la riservatezza. Anche di Paolo dicono che fosse uno riservato. Stefano, un amico d'infanzia, chiede di non pubblicare il suo cognome e aggiunge: «Paolo era una persona meravigliosa, un padre affettuosissimo. Se aveva problemi con la moglie non ne ha mai parlato in paese. Nemmeno con i più intimi. Io con lei non avevo confidenza, buongiorno e buonasera e basta. Martedì Paolo è venuto da me, raccontava barzellette, abbiamo riso come matti. Non capisco proprio cosa possa essere successo. Non era affatto un tipo violento. E, ripeto, era un padre che per suo figlio avrebbe fatto di tutto. Ecco perché non mi rendo conto di come possa aver fatto una cosa del genere».  C'è invece chi sottolinea la dolcezza di Elisabetta, ne esalta le qualità di madre e la sopportazione di donna. Sì, c'è anche chi usa questo termine, sopportazione: «Con la prima moglie non era stato molto tenero - dice una signora al supermercato - e io posso affermarlo perché sono una sua parente».  «Cosa sia successo non lo so - aggiunge Cinzia, madre di un compagno di scuola del sedicenne - ma ho già sentito troppe chiacchiere che soprattutto non tengono conto della cosa più importante: suo figlio. La gente dovrebbe stare attenta a cosa dice e anche voi state attenti a cosa scrivete».  Paolo Giusti invece non ha scritto niente. I carabinieri escludono di aver trovato biglietti e sono convinti che l'uomo sia stato preda di un raptus. Con ogni probabilità i due coniugi hanno avuto una discussione, trascesa in litigio. Poi lui ha afferrato la sua semiautomatica, con cui ogni tanto andava al poligono. E ha esploso due colpi. Uno alla moglie, uno contro se stesso.  Questo dicono i carabinieri mentre continuano a passare al setaccio la casa. E' tutto in ordine. Nessun segno di lotta. Per gli investigatori, inoltre, Giusti e Tognotti erano illustri sconosciuti. Nel senso che in passato non c'erano mai stati segnali, avvisaglie, denunce. Lo conferma anche la polizia. Una coppia normale. Lui ferroviere, lei casalinga e cartomante, il figlio studente. Una famiglia come tante altre. Che viveva in quella casa da sempre. Nel 1994 era nato il loro unico figlio. Due anni dopo si erano sposati. Il 21 dicembre, pochi giorni prima di Natale. Quella sì, fu una festa. ALTRI SERVIZI A PAGINA 3

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