Toscana
Agricoltura nel segno della filiera corta
Simone Pardini
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Un momento delle contrattazioni Wine & Food, 45 imprese locali alla Cinquantina
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CECINA. Sono state 45 le imprese locali (aziende agricole, apicolture e fattorie) che hanno partecipato all'edizione 2010 di Costa Toscana Wine & Food alla Cinquantina per vendere e internazionalizzare i propri prodotti tramite buyers stranieri che sono accorsi in massa. Non solo compravendite, ma anche proposte e domande sulla filiera corta, in una tavola rotonda sulla vendita diretta intesa come opzione valida di sviluppo dell'economia locale. Sono stati invitati alcuni produttori, un docente della facoltà di Agraria dell'università di Pisa, Giaime Berti, e l'assessore all'agricoltura della Regione Liguria, Roberto Barrichello. Nel saluto, il sindaco Stefano Benedetti ha detto: «E' un orgoglio e un prestigio per noi ospitare la manifestazione. La filiera corta è ormai parte integrante della nostra cultura locale e da parte nostra c'è una grande attenzione in questo campo». Stesse parole dell'assessore provinciale all'agricoltura Paolo Pacini: «La filiera corta è un modo per superare le difficoltà economiche, ci stiamo investendo molto. Le imprese sentono la necessità di una internazionalizzazione dei propri prodotti e noi offriamo loro la possibilità di farlo, estendere l'eccellenza. Il rapporto con la grande distribuzione è pure un importante passo che dobbiamo compiere, e la presenza dei delegati di Coop e Conad ne sono un chiaro messaggio». «In Toscana esistono già 54 mercati a filiera corta - ha detto il professor Berti - nella provincia di Livorno ce ne sono due, uno in progetto per la Val di Cornia. Ci troviamo di fonte a una realtà che non ha più solo una valenza di nicchia, monito ne è l'eccesso di domanda non sopperita dall'offerta. Ciò che serve è una ridefinizione aziendale ripensata per questo nuovo tipo di economia». È intervenuto anche Barrichello: «La Toscana ha aziende molto più grandi della Liguria, per questo non puntiamo su un mercato tradizionale, ma bensì sull'e-coommerce e su tutte le tecnologie a lui connesse». «La vendita diretta - ha proseguito il capofila del progetto europeo Terragir, Paolo Teglia - rappresenta un'opportunità per garantirsi uno stipendio sicuro vista la quantità di domanda». La parola è andata poi ai rappresentati degli agricoltori. Secondo Stefano Poleschi di Cia (confederazione italiana agricoltori) «Non dobbiamo parlare di prezzo più basso quando ci rechiamo ai mercatini di vendita diretta, bensì di prezzo più giusto per un prodotto genuino e sano». «Secondo noi - ha concluso Simone Ferri Graziani, di Mercato campagna amica - i prezzi di vendita della filiera corta non devono essere superiori ai prezzi di mercato, altrimenti tutto quello che abbiamo messo in piedi non avrebbe più senso».
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