Il Tirreno

Una folla silenziosa e in lacrime

Alessandro De Gregorio
Una folla silenziosa e in lacrime

Tremila persone ai funerali di Matteo, Leonardo e dei loro nonni

2 MINUTI DI LETTURA





 CASTAGNETO. Cosa gli vai a raccontare ai superstiti? Cosa puoi dire per lenire quel dolore che ti scava dentro fino a toglierti le forze, il respiro, la linfa? Niente. E difatti i due parroci non hanno detto nulla di consolatorio ieri ai funerali dei due bambini e dei nonni morti sull'Aurelia.  Niente omelia, niente letture, un rito stringato di appena venti minuti. Forse per non prolungare l'agonia. La madre dei bambini è svenuta un paio di volte. Meglio andare. Anche se non «in pace». Così, al segnale, la chiesa si è svuotata. Lentamente. Era strapiena. Nulla rispetto al mare di gente ammutolita che attendeva fuori. Tremila, forse più, chissà. Impossibile stimarle. Tantissimi giovani. E tanti bambini.  In paese negozi chiusi, bandiere a mezz'asta, lutto cittadino rispettato in pieno. Non prescritto, è stato osservato anche un silenzio totale carico di angoscia. Come quello del giorno prima all'obitorio. Alle 15 nel borgo non si passava più e i vigili dirottavano le auto nel parcheggio dell'ex campo sportivo. In chiesa cominciava la messa, cadenzata più dai singhiozzi che dalle preghiere.  Quattro bare davanti all'altare. Ai lati, quelle brune di Piero Leonelli, 66 anni, e della moglie Grazia Falorni (56). In mezzo, come due stelle, le piccole bare bianche dei nipotini Matteo Tuci (9) e Leonardo (4). Su quella di Matteo, la maglia rosa con il numero 1. La bella maglia da portiere, con cui giocava nei Pulcini 2001 del San Vincenzo. Quei pulcini erano tutti lì, insieme ad allenatori e dirigenti. Bimbi con gli occhi umidi e smarriti, occhi troppo giovani per certi dolori.  In chiesa anche i gonfaloni del Comune e quelli di Misericordia e Auser, le associazioni dove nonno Piero faceva volontariato da anni.  E in mezzo a tutto questo, loro. Sara e Piero. Lei sorretta dai parenti. Lui che stringeva le foto dei figli. Le immagini più belle, i ricordi più cari di una famiglia felice, grande e unita. Una famiglia che non c'è più.  Poi tutti fuori. Prima le bare dei nonni. Poi quelle dei bimbi. L'ultima, quella di Matteo. Con la maglia da portiere titolare. Un lungo applauso, poi ancora silenzio. E il corteo si è mosso verso il cimitero. Davanti, i compagni di squadra di Matteo. Intanto sul platano della morte, sull'Aurelia, sono comparsi altri fiori. E un pupazzetto. Uno di quelli che piacevano tanto a Leo.  

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il dolore

San Giuliano Terme, è morto Tiziano Taccola: storico dirigente socialista

di Redazione Pisa