Proteste
Il borgo è ferito nell'anima
Divina Vitale
Il vicesindaco Callaioli: «Mai visto Castagneto così»
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CASTAGNETO. «Tragedia inaccettabile» ripetevano amici e parenti di Sara e del marito Piero Tuci. Migliaia di persone per accompagnare il viaggio eterno dei piccoli Matteo e Leonardo e dei nonni Grazia e Piero. La squadra della Misericordia al completo: «Piero era il classico bubbolone - ricorda commosso il governatore Giorgio Fontanelli - ma buono come il pane. Riprendeva sempre i nuovi volontari, diceva "gli basta accendere la sirena ma invece i mezzi vanno puliti, sistemati!" Ci teneva ai suoi 14 mezzi che si occupava di rifornire e rendere sempre idonei al servizio. Sempre disponibile giorno e notte, Piero non si è mai tirato indietro. La Misericordia si ricorderà di lui, resterà presente nella memoria castagnetana. Ora la ferita è atrocemente aperta ma gli renderemo omaggio, è sicuro». In strada sono tanti raccolti, venuti da fuori, da Piombino dove Piero ha lavorato e svolto servizio nella Misericordia: «Piero alla guida era prudente - racconta un amico di Populonia - lo è sempre stato, deve per forza aver avuto un malore. Mi ricordo che ci brontolava sempre perché correvamo troppo...». E così nel mormorio generale si sprecano le testimonianze di amicizia e di stima. Ma soprattutto di disperazione, sconcerto. Parecchi i bambini, i compagni di calcio, di scuola, di gioco, riuniti attorno alle bare di Matteo e Leonardo. Per porgere fiori, pensieri. «Oggi è un giorno di silenzi - dice la maestra Luana Baroni, grandi occhiali scuri, alle spalle di Sara - ne parleremo poi. Ogni dolore ha bisogno di tempo per rimarginarsi e lo affronteremo a scuola». «Programmeranno attività d'insieme - aggiunge il vicesindaco Roberto Callaioli - perché anche i compagni di scuola hanno vissuto questa tragica assenza da un giorno all'altro. Sono stati due giorni surreali, spettrali nel borgo. Non ho mai visto Castagneto così. Anche con gli amici più amici ci si salutava col cenno della testa senza parlarne. Nessuno affrontava l'argomento in paese. Ne hanno parlato più fuori che qui. Un borgo morto nell'anima. Matteo e Leonardo erano vivi e facevano vivere così tutti gli abitanti. Il dolore è immenso, tutti compiremo uno sforzo in più per stare vicino a questi ragazzi che hanno perso tutto, che sono rimasti soli». Infine il sindaco Fabio Tinti, anche lui in lacrime: «Oggi un'intera comunità è vicino alla famiglia e sarà così anche in futuro».
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