Il Tirreno

Braccio di ferro su Rialdo. Il comitato: «Sull’amianto massima vigilanza»

Cave, scontro sulla delibera

Chiara Castaldi
Cave, scontro sulla delibera

Il Comune: «Il documento non prevede la chiusura»

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 RIPARBELLA. «La delibera regionale del 1997 letta durante il consiglio comunale aperto di lunedì non stabilisce la chiusura della Cava di Rialdo». Questa la replica della responsabile dell'ufficio tecnico del comune Luciana Orlandini, all'intervento del consigliere comunale di Insieme per cambiare a Monteverdi, Massimo Manetti. «Il documento - spiega Orlandini - è una mappatura dei luoghi dove si riscontra un affiorameto delle cosidette "rocce verdi", contenenti fibre di amianto. Le cave di Riparbella vengono mensionate, ma non si dice che devono essere chiuse». Il testo, in effetti, è piuttosto generico sulle misure da prendere: si specifica che l'obiettivo è attivare Asl e Aprat per "aggiornare il censimento dei siti indicati", "realizzare indagini" per individuare "l'eventuale inquinamento ambientale", e "valutare le azioni necessarie al contenimento o alla cessazione del rischio nelle cave risultate positive al monitoraggio". In altre parole, se dagli scavi di Rialdo si disperdono nell'atmesfera particelle di amianto, bisogna limitarle o annularle. Non ci sarebbe, poi alcuna contraddizione con autorizzazioni della provincia di PIsa. «La provincia - dice Orlandini - partecipa all'iter di autorizzazione solo come soggetto competente, quindi con delle valutazioni tecniche in seguito a sopralluoghi». Ma la posizione sostenuta da Manetti non ha tanto a che fare con il documento della Regione, quanto con la risoluzione presa dal comune di Monteverdi di chiudere la cava di Canneto. Decisione che, a quanto sostiene il consigliere, si baserebbe proprio sulla delibera regionale del 1997. Insomma, una questione di interpretazione di una norma.  Una questione di interpretazione, ma ben diversa, è quella (anch'essa oggetto di dibattito al consiglio di lunedì), sull'esistenza di limiti sotto i quali l'amianto non è dannoso. I residenti che hanno aderito al comitato "Melatina contro l'amianto", dal canto loro, chiedono misure severe per il monitoraggio delle quantità di particelle disperse nell'atmosfera. «Soprattutto - spiega Giuseppe Gallelli del comitato - in ragione dle fatto che fino a luglio la cava era interrata, mentre l'ampliamto interessa la cima della collina, esponendo maggiormente il materiale ai venti. Inoltre - aggiunge - la zona di escavazione adesso è più vicina alle case». Ma non è solo l'attività estrattiva che preoccupa. Nei sedici punti di richieste che il comitato fa al sindaco si chiede anche "un'ordianza che vieti l'uso del gabbriccio come manto sulle strade bianche del comune".

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